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Strage del 18 aprile, recuperato il relitto. Ora un nome alle vittime

La Marina Militare ha riportato a galla (VIDEO) e rimorchiato ad Augusta il peschereggio affondato con centinaia di persone. Renzi: “Un atto di civiltà seppellire quei nostri fratelli e sorelle” 

 

Roma – 30 giugno 2016 – Il 18 aprile 2015, oltre 700 persone morirono nel Canale di Sicilia in quella che è considerata una delle più grandi tragedie dell’immigrazione. Un peschereccio sovraccaricato dai trafficanti si ribaltò mentre veniva soccorso e affondò insieme a tutti  i migranti rinchiusi nella stiva. 

L’Italia ha voluto di recuperare il relitto con il suo triste carico di vittime, che dalla sera del naufragio era adagiato su un fondale a 370 metri di profondità. È stato riporato a galla lunedì scorso (qui sotto il VIDEO), al termine di una complessa operazione guidata dalla Marina Militare, utilizzando uno speciale modulo installato sulla nave Ievoli Ivory, quindi trasportato in Sicilia, dove oggi è arrivato nella rada di Augusta. 

Il relitto sarà collocato all’interno di una tensostruttura refrigerata,  lunga 30 metri, larga 20 e alta 10. Inizieranno, quindi, le operazioni di recupero delle salme dal relitto da parte del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e successivamente dal personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

Recuperati i corpi, sarà il momento di dare loro un nome e una degna sepoltura. Verranno esaminati da esperti sanitari di varie università coordinati dalla dott.ssa Cattaneo del  Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Labanof), attiva nel dipartimento di Morfologia Umana e Scienze Biomediche di Medicina legale dell’Università di Milano, allo scopo di acquisire informazioni utili a creare un network a livello europeo che permetta di risalire all’identità attraverso l’ incrocio dei dati.

“Nel mese di aprile 2015, gli scafisti condussero alla morte settecento persone stipate in una carretta del mare e chiuse a chiave nella stiva. Quell’evento colpì molto tutte le persone di buona volontà. L’Italia chiese allora la convocazione di un consiglio europeo straordinario. E da lì abbiamo iniziato a cambiare la politica continentale sui migranti, un passo alla volta” scrive su Facebook Matteo Renzi, che ringrazia la Marina e si dice “fiero di essere italiano”.

“Quella nave contiene storie, volti, persone, non solo un numero di cadaveri. Ho dato disposizione alla Marina Militare di andare a recuperare il relitto per dare una sepoltura a quei nostri fratelli, a quelle nostre sorelle che altrimenti sarebbero rimasti per sempre in fondo al mare. L’ho fatto perché noi italiani conosciamo il valore della parola “civiltà”. E ci hanno insegnato fin dai primi giorni di scuola che il rispetto per la sepoltura è uno dei grandi valori della nostra cultura”. 

“Dare una tomba a ciascuno di loro significa restituire il diritto alla memoria. E significa ammonire l’Europa su quali siano i valori che contano davvero. Continuiamo tutti i giorni a cercare di salvare vite umane, anche oggi. Lavoriamo tutti i giorni perché l’Europa – conclude il premier –  sia all’altezza dei valori che l’hanno fatta grande”.

 

 

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