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Unhcr: “Da inizio anno 130mila immigrati giunti in Europa, 3mila i morti”

Il 60 per cento riguarda persone che fuggono dalla guerra

Palermo, 26 settembre 2014. – Dall'inizio dell'anno in Europa sono arrivati 130mila immigrati. Tremila i morti. Oltre la meta' di questi flussi, circa il 60 per cento, riguarda persone che fuggono dalla guerra, spesso conflitti antichi che riprendono fuoco. Dalla Siria sono circa 3 milioni i rifugiati, le ragazze siriane hanno raccontato che la traversata e' un'esperienza peggiore dei bombardamenti.

"L'Europa accoglie queste persone, ma queste persone hanno diritto alla convivenza e soprattutto all'integrazione", ha detto Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, intervenendo a San Vito Lo Capo e fornendo le ultime cifre sui migranti.
Secondo Action Aid, sono oltre 993mila i bambini stranieri che dal primo gennaio 2011 risultano residenti in Italia, il 21,7 per cento della popolazione straniera, di cui 572.720 nati in Italia. Gli immigrati non sono soltanto un problema per l'Italia, ma anche una risorsa.

"La maggior parte degli stranieri che vive in Italia – ha detto Marco De Ponte, segretario generale Actionaid Italia – produce il 12 per cento della ricchezza nazionale, per un valore di 167 miliardi. Il migrante e' anche una persona che spesso si e' integrata, vive in societa'. L'Unione europea – ha continuato – ha investito, fra il 2007 e il 2013, 4 miliardi di euro per l'immigrazione, ma di questi fondi quasi la meta', il 46 per cento e' destinato al controllo delle frontiere e soltanto il 21 per cento all'integrazione e il 17% al fondo per i rifugiati".

Aiuti e soccorsi, altro aspetto fondamentale testimoniato da Stefano Di Carlo, responsabile operazioni Medici senza Frontiere in Italia. "Dal gennaio di quest'anno – ha detto – abbiamo soccorso piu' di 15mila persone, spesso giovani sani che pero' sono provati dalle violenze, fisiche e psicologiche, subite durante le traversate o in carcere nel loro Paese. Medici senza Frontiere lavora non soltanto con medici e infermieri ma anche con mediatori culturali, perche' al loro arrivo queste persone hanno difficolta' legate non solo alla lingua ma anche ai riferimenti culturali".

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