in

Verso l’addio al trattato di Dublino, l’Ue apre alla redistribuzione dei profughi

La commissione lavora a un piano per superare la regola del Paese di primo ingresso, che fino a oggi ha penalizzato l’Italia. Richiedenti asilo smistati verso il Nord Europa, in cambio di identificazioni più rigorose

 

Roma – 20 gennaio 2016 –   “Abbiamo non più di due mesi di tempo per riprendere il controllo della situazione o pagheremo care le conseguenze”. Donald Tusk, commentando ieri davanti  all’Europarlamento le chiusure delle frontiere decise o annunciate da veri Stati europei,  ha detto quello che è sotto gli occhi di tutti: sulla crisi dei profughi l’Europa rischia grosso, a cominciare dalla sopravvivenza della libera circolazione. 

L’orizzonte temporale indicato dal presidente del consiglio europeo è quello che porta alla riunione dei capi di stato e di governo europei prevista per il prossimo marzo. Un appuntamento durante il quale, secondo le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, potrebbe però  essere presa una decisione fondamentale: la revisione del trattato di Dublino. 

Quel trattato impone al Paese di primo ingresso di farsi carico dei richiedenti asilo e della procedura che porta al riconoscimento o meno dello status di rifugiati, garantendo quindi l’accoglienza. Evidente quindi che l’Italia chieda di riscriverlo. Se così davvero sarà, scrive ancora il quotidiano economico, il governo Renzi incasserebbe una bella vittoria.

La Commissione europea sta preparando un piano che va in questa direzione, ma i dettagli sono ancora tutti da vedere. Una strada potrebbe essere un meccanismo di quote obbligatorie per la redistribuzione. Non però è certo un buon segnale che anche il modestissimo piano di ricollocamento di siriani ed eritrei varato negli scori mesi sia ancora al palo, con il blocco dei paesi dell’Est che dice apertamente di non volerlo applicare. 

Una revisione del trattato di Dublino andrà sicuramente a scapito dei Paesi del Nord Europa, come la Germania o anche la Gran Bretagna, che continuano a essere mete privilegiate per chi sbarca sulla sponda nord del Mediterraneo o per chi percorre la rotta terrestre dei Balcani. Oggi queste persone possono essere rimandate indietro proprio in base alla regola dello Stato di primo ingresso. 

Quei Paesi chiederanno quindi una contropartita, in particolare un rafforzamento delle procedure di identificazione negli hotspot allestiti nei luoghi di sbarco. L’Italia dovrebbe quindi comunque garantire una cernita tra profughi e migranti economici, i primi potrebbero rientrare nei meccanismi di redistribuzione, i  secondi andrebbero però rimpatriati. 

Sul tavolo delle trattative ci sono anche i 3 miliardi da dare alla Turchia perché accolga  profughi e quindi eviti che si dirigano in Europa. In questo caso è però interessata soprattutto  la rotta balcanica, che per ora, se non marginalmente, non tocca l’Italia. Di qui la ritrosia del nostro governo a pagare la sua parte, insieme alla richiesta che quei soldi vengano tutti presi dal bilancio europeo e che si introducano regole stringenti per l’utilizzo da parte di Erdogan. 

Condividi su:

Usa, la Corte Suprema esaminerà blocco piano immigrazione Obama

Colf, badanti e babysitter. Fissati i nuovi stipendi minimi per il 2016