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CEDU, tra diritti dei migranti e sicurezza: la spinta di Italia e Danimarca per un nuovo equilibrio europeo

Roma, 15 dicembre 2025 – Alla Conferenza dei Ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa tenutasi a Strasburgo, 27 Paesi membri hanno approvato a maggioranza una dichiarazione congiunta sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), promossa da Italia e Danimarca. Un testo politico rilevante che riporta al centro del dibattito europeo il rapporto, sempre più complesso, tra diritti fondamentali, migrazioni e sicurezza.

Al centro il nodo migrazione–sicurezza
La dichiarazione evidenzia la necessità che il quadro convenzionale della CEDU sia in grado di affrontare efficacemente le sfide migratorie e di sicurezza, senza rinunciare alla propria vocazione di tutela dei diritti umani. In particolare, il documento richiama temi oggi centrali nel dibattito europeo: espulsione di criminali stranieri, gestione dei flussi migratori, cooperazione con i Paesi terzi, procedure di asilo e rimpatrio e procedure di allontanamento.

Un equilibrio delicato
Nel testo approvato si afferma esplicitamente la necessità di “trovare un giusto equilibrio” tra i diritti e gli interessi individuali dei migranti e i rilevanti interessi pubblici legati alla difesa della libertà e della sicurezza delle società europee. Un passaggio chiave che segnala la volontà politica di superare letture considerate troppo rigide o astratte della Convenzione, soprattutto nei casi in cui la sicurezza collettiva entra in tensione con le tutele individuali.

Strumentalizzazione della migrazione
Un altro elemento significativo riguarda il riferimento alla strumentalizzazione della migrazione, tema emerso con forza negli ultimi anni, soprattutto nei rapporti con alcuni Paesi terzi. La dichiarazione sottolinea come le politiche migratorie e di asilo debbano essere lette anche alla luce di dinamiche geopolitiche e pressioni esterne, che mettono alla prova i sistemi giuridici europei.

Una svolta politica nel dibattito europeo
Pur non modificando direttamente la CEDU, la dichiarazione rappresenta un segnale politico chiaro: una parte consistente degli Stati membri chiede una interpretazione evolutiva della Convenzione, capace di tenere insieme tutela dei diritti, ordine pubblico e sicurezza nazionale. Un equilibrio difficile, ma destinato a diventare sempre più centrale nel futuro delle politiche europee su migrazione, asilo e rimpatri.

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