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Decreto flussi, la grande beffa per gli imprenditori italiani

Roma, 1 ottobre 2025 – Il decreto flussi, strumento con cui ogni anno il governo stabilisce quanti lavoratori stranieri possono entrare in Italia, si sta rivelando una grande beffa per imprenditori e famiglie. A denunciarlo, con numeri e documenti ufficiali, è l’inchiesta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera.

Un fabbisogno ignorato

Secondo Unioncamere, nel 2025 servono circa 600 mila lavoratori stranieri per coprire il fabbisogno di edilizia, agricoltura, trasporti, turismo, colf e badanti. A fronte di questa necessità, il decreto flussi autorizza appena 151 mila ingressi. Ma la realtà è ancora peggiore: il sistema del click day, che obbliga i datori di lavoro a presentare le domande in pochi minuti su una piattaforma informatica, produce un collo di bottiglia ingestibile. Nel 2024 sono arrivate 679.953 richieste, ma i nulla osta rilasciati sono stati solo 83.570. Questo significa che 67.430 posti autorizzati dallo Stato sono rimasti scoperti.

Visti che non arrivano

Il problema non si ferma qui. Chi ottiene il nulla osta deve poi richiedere il visto d’ingresso presso i consolati italiani all’estero. Anche in questo caso, scrive Gabanelli, il meccanismo si inceppa: in Paesi chiave come il Pakistan, l’attesa supera i 65 giorni, quando il nulla osta ha una validità di soli 6 mesi. A fine 2024, i visti effettivamente concessi sono stati appena 24.151. Un dato drammatico: dal Bangladesh solo 35, dal Pakistan 41, dallo Sri Lanka 1.866. Numeri irrisori rispetto alla domanda reale.

Il miraggio del permesso di soggiorno

Chi riesce ad arrivare in Italia si scontra con l’ultimo ostacolo: la Questura. A dicembre 2024 i permessi di soggiorno rilasciati erano appena 9.331, a fronte di oltre 200 mila pratiche pendenti di richiedenti asilo. Il tutto gestito con personale precario: interinali con contratti prorogati mese per mese. Il rischio, sottolinea l’inchiesta, è che chi non trova sbocchi legali finisca nel lavoro nero o nell’area grigia dello sfruttamento.

Un sistema che non funziona

Paradossalmente, il 2025 ha mostrato uno squilibrio ulteriore: per il lavoro non stagionale, le domande sono state quasi il doppio delle quote disponibili, mentre per il lavoro stagionale i posti superavano di gran lunga le richieste. Un sistema che non risponde né alle esigenze delle imprese, né a quelle delle famiglie.

L’ammissione politica

Lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha ammesso: «I limiti del sistema delle quote e dei click day sono evidenti». Tuttavia, lo schema resta confermato anche per il triennio 2026-2028. Intanto, i rinforzi promessi a Prefetture e Questure – 200 nuove assunzioni – non sono ancora arrivati, nonostante la previsione risalga a ottobre 2024.

L’inchiesta di Gabanelli e Ravizza mette a nudo un dato chiaro: il decreto flussi non funziona. Le imprese restano senza manodopera, i lavoratori senza permessi, e lo Stato perde credibilità di fronte a un sistema che, nato per garantire ingressi regolari, produce invece ritardi, precarietà e illegalità diffusa.

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