in ,

Flussi 2024 e 2025, meno di una persona su cinque ottiene il permesso di soggiorno

Roma, 19 febbraio 2026 – Il sistema degli ingressi per lavoro continua a mostrare criticità profonde. A quasi due anni dai click day del 2024, solo il 16,9% delle persone previste dalle quote ha ottenuto un permesso di soggiorno. Per il 2025 la percentuale scende ulteriormente al 7,9%. In altre parole, appena 17 persone su 100 nel 2024 e 8 su 100 nel 2025 hanno completato l’intera procedura fino al rilascio del titolo di soggiorno.

I dati emergono dal IV rapporto annuale sul monitoraggio degli ingressi per lavoro della programmazione flussi 2023-2025, aggiornato a dicembre 2025 e presentato dalla campagna “Ero straniero”, promossa da A Buon Diritto, ActionAid, ASGI, Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, Oxfam, Arci, CNCA e CILD.

Nel 2024 erano stati programmati 146.850 ingressi, ma i permessi richiesti risultano 24.858. Per il 2025, su 181.450 quote previste, le richieste di permesso di soggiorno sono state 14.349. Numeri che fotografano un sistema che, secondo il dossier, perde posti di lavoro a ogni passaggio della procedura.

Il nodo dei nulla osta e dei visti

La filiera del decreto flussi prevede diversi passaggi: domanda, nulla osta, visto, ingresso in Italia, firma del contratto di soggiorno. È proprio lungo questa catena che si registra una progressiva dispersione.

Per i flussi 2024, su 720.848 domande presentate, i nulla osta rilasciati sono stati 72.704. Gli esiti negativi – tra rigetti, revoche, archiviazioni e rinunce – hanno superato le 127.000 pratiche. Nel 2025, seppur con dati ancora provvisori, i nulla osta risultano 49.762, a fronte di 33.777 esiti negativi.

Anche il passaggio dei visti evidenzia criticità. Nel 2024 sono stati rilasciati 35.287 visti, pari al 48,5% dei nulla osta emessi. Per il 2025 i visti rilasciati sono 32.968, pari al 66,25% dei nulla osta. Restano però 10.611 esiti negativi e 4.171 pratiche pendenti.

Secondo il rapporto, l’aumento dei controlli verso quattro Paesi ritenuti “a rischio” – Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco – ha inciso in modo significativo. Gli esiti negativi riferiti a cittadini di questi Paesi rappresentano circa il 34% del totale, mentre le pratiche pendenti arrivano al 90% del totale, anche a causa delle sospensioni previste dal decreto legge 145 del 2024.

Ingressi effettivi e rischio irregolarità

Non è semplice stabilire quante persone siano effettivamente entrate in Italia senza poi essere assunte. Le banche dati ministeriali non consentono di incrociare direttamente tutti i passaggi. Tuttavia, sulla base delle stime elaborate nel dossier, per i flussi 2024 sarebbero arrivate circa 26.700 persone, poco più del 18% della forza lavoro programmata. Di queste, il 7% sarebbe a rischio di scivolare nell’irregolarità.

Per il 2025, a dicembre scorso, si stimano circa 26.000 ingressi effettivi. Di questi, 11.686 persone – quasi la metà – risultavano a rischio irregolarità.

Si tratta spesso di lavoratori e lavoratrici vittime di truffe: somme di diverse migliaia di euro versate a intermediari o presunti datori di lavoro che, una volta arrivati in Italia, si rendono irreperibili.

Una tutela poco utilizzata

Una possibile soluzione esiste già nella normativa vigente. Una circolare del Ministero dell’Interno prevede la possibilità di concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione quando il datore di lavoro, per cause non imputabili al lavoratore, non finalizza l’assunzione. Tuttavia, il ricorso a questa tutela risulta finora minimo. Secondo la campagna, andrebbe incentivato e reso più automatico.

Quote che si perdono lungo il percorso

Un ulteriore elemento critico riguarda le quote effettivamente utilizzabili. A fine 2025, quelle assegnate alle singole prefetture dal Ministero del Lavoro rappresentano solo il 63,7% delle quote stabilite per il 2025 e l’81,6% per i flussi 2024. In pratica, migliaia di posti previsti dalla programmazione triennale risultano inservibili già in partenza.

Anche la redistribuzione delle quote non utilizzate è minima: poco più del 3% degli esiti negativi nei due anni considerati ha portato a una riassegnazione dei posti disponibili, nonostante il fabbisogno di manodopera dichiarato da diversi settori produttivi.

Meno domande, ma sistema ancora inefficace

Nel 2025 si è registrato un calo significativo delle domande: 222.617 richieste, un numero superiore alle quote ma molto inferiore agli anni precedenti, quando le domande arrivavano a superare di cinque volte i posti disponibili. Questo ridimensionamento è legato anche all’introduzione della precompilazione online.

Secondo il rapporto, il sistema appare oggi più “pulito” solo formalmente: meno domande e meno pratiche sospese, ma nuovi filtri che spostano il blocco all’inizio della procedura, allungando i tempi e restringendo l’accesso ai canali regolari.

Verso una riforma dei canali di ingresso

Il dossier segnala anche alcuni effetti positivi delle modifiche più recenti, come il maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali, le conversioni e gli ingressi fuori quota, in particolare nel settore dell’assistenza alla persona e per lavoratori formati all’estero.

Per la campagna “Ero straniero”, questa sarebbe la direzione da seguire: superare il sistema rigido delle quote e introdurre canali più flessibili e diversificati, capaci di far incontrare realmente domanda e offerta di lavoro, tenendo conto sia delle esigenze del mercato italiano sia delle aspettative dei lavoratori dei Paesi terzi.

L’obiettivo dichiarato è evitare che migliaia di persone, di fronte a percorsi legali incerti e inefficaci, finiscano per rivolgersi ai trafficanti o scivolare nell’irregolarità, con conseguenze sociali ed economiche che ricadono sull’intero sistema.

Clicca per votare questo articolo!
[Totale: 0 Media: 0]

Migranti, Conte attacca Meloni: “Sui magistrati scarica le responsabilità del governo”

Riunione del tavolo caporalato: verso una nuova strategia nazionale contro lo sfruttamento in agricoltura