Roma, 21 luglio 2025 – La campagna Ero Straniero scrive ai parlamentari per sottolineare che aumentare le quote d’ingresso dei migranti, come previsto dal nuovo Dpcm sui flussi migratori per il triennio 2026-2028, non è sufficiente se non si affrontano le gravi irregolarità che il sistema stesso genera. Le organizzazioni promotrici evidenziano infatti come il meccanismo attuale continui a produrre precarietà, sfruttamento e persone invisibili sul territorio nazionale.
Secondo i dati aggiornati a giugno 2025, solo una minima parte dei lavoratori entrati con il cosiddetto “click day” ha regolarizzato la propria posizione con un contratto di lavoro e un permesso di soggiorno. Nel 2023 appena il 20% degli ingressi ha ottenuto un permesso, percentuale che scende ulteriormente al 12% nel 2024. Questo indica che la maggior parte delle persone vive in Italia senza documenti, esposta a sfruttamento e precarietà.
La campagna Ero Straniero spiega che il problema nasce quando, dopo l’ingresso regolare con visto, i lavoratori stagionali non riescono a formalizzare il rapporto di lavoro per ragioni indipendenti dalla loro volontà. Nonostante la normativa preveda in questi casi un permesso di soggiorno per attesa occupazione, questo strumento viene applicato raramente e senza automatismi, rimanendo soggetto alla discrezionalità delle prefetture.
Secondo i dati ottenuti tramite accesso agli atti dal Ministero dell’Interno, il rilascio di questo permesso è estremamente basso: solo 648 permessi nel 2023 (pari allo 0,49% delle richieste) e 179 nel 2024 (0,12%). Questa situazione porta alla diffusione dell’irregolarità, alimentando lavoro nero e condizioni di sfruttamento.
“Serve un intervento urgente – sostengono i promotori di Ero Straniero – che preveda l’introduzione automatica del permesso di soggiorno per attesa occupazione per chi è entrato legalmente ma non ha potuto formalizzare il lavoro previsto dal decreto flussi“. Aumentare semplicemente le quote, ignorando il problema di fondo, rischia di essere un atto di pura propaganda che non risolve la grave situazione di precarietà e sfruttamento che coinvolge decine di migliaia di persone ogni anno.


