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Frontex, dieci Paesi Ue spingono per più poteri nei rimpatri e maggiore presenza nei Paesi terzi

Roma, 20 aprile 2026 – Una Frontex più agile, tecnologicamente avanzata e con una maggiore capacità operativa nei Paesi terzi. È questa la linea delineata da dieci Stati membri dell’Unione europea in un non paper presentato in vista della riforma dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera attesa per il terzo trimestre del 2026.

Il documento, promosso da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Croazia, Lituania, Romania, Slovenia, Grecia, Spagna e Malta, propone interventi mirati sul regolamento vigente piuttosto che un’estensione generale del mandato dell’Agenzia.

Focus su rimpatri e cooperazione con paesi terzi

Nel testo si sottolinea la necessità di mantenere il ruolo di Frontex “di supporto e complementare”, evitando sovrapposizioni con altre agenzie europee. Viene esclusa esplicitamente l’ipotesi di attribuire all’Agenzia competenze sui controlli alle frontiere interne o sui trasferimenti di migranti tra Stati membri.

Il fulcro della proposta è invece il rafforzamento del coordinamento e dell’attuazione delle operazioni di rimpatrio. Secondo i dieci Paesi firmatari, Frontex dovrebbe assumere un ruolo più incisivo nella gestione delle procedure di ritorno, diventando un perno operativo nel sistema europeo dei rimpatri.

Parallelamente, il non paper propone una maggiore presenza operativa nei Paesi terzi, in particolare in quelli di origine e di transito dei flussi migratori. L’obiettivo è rafforzare la cooperazione attraverso i partenariati strategici dell’Unione, intervenendo a monte dei movimenti migratori.

Tecnologia e corpo permanente

Tra i punti qualificanti del documento emerge un forte investimento in innovazione tecnologica. Gli Stati promotori sollecitano l’utilizzo più esteso di droni e strumenti di intelligenza artificiale per il controllo delle frontiere esterne, oltre a una maggiore flessibilità nelle procedure di acquisto di attrezzature tecniche, sistemi di sorveglianza e infrastrutture.

Per quanto riguarda il corpo permanente dell’Agenzia, viene ipotizzata la creazione di una nuova categoria di riserva composta da agenti reclutati a livello nazionale e co-finanziati dall’Unione europea. Questa riserva verrebbe attivata esclusivamente in situazioni straordinarie, evitando di generare carenze sproporzionate di personale nei Paesi di provenienza.

Verso la riforma del 2026

Il non paper si inserisce nel dibattito più ampio sulla futura riforma di Frontex, che rappresenta uno dei nodi centrali della politica migratoria europea. I dieci Stati firmatari puntano a un’Agenzia più operativa ed efficiente, senza ampliarne formalmente il mandato ma rafforzandone strumenti e capacità di intervento.

La discussione nei prossimi mesi sarà determinante per definire l’equilibrio tra competenze nazionali e coordinamento europeo, in un contesto in cui la gestione delle frontiere e dei rimpatri resta uno dei temi più sensibili dell’agenda dell’Unione.

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