Il partito di destra radicale sfiora la maggioranza assoluta nelle elezioni regionali. Nel programma una stretta su asilo, espulsioni e “remigrazione”. Ma il Land, alle prese con declino demografico e carenza di lavoratori, ha sempre più bisogno dell’immigrazione.
Roma, 7 settembre 2026 – Un risultato destinato a pesare sul futuro politico della Germania e a riaprire con forza il dibattito sull’immigrazione. Nelle elezioni regionali svoltesi domenica 6 settembre in Sassonia-Anhalt, nell’est del Paese, Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto il 43,8% dei voti, più che raddoppiando il 20,8% raccolto cinque anni fa. La CDU del cancelliere Friedrich Merz è precipitata invece al 17,2%. L’AfD avrà 39 deputati sugli 83 del nuovo Parlamento regionale, appena tre in meno rispetto alla maggioranza assoluta. L’affluenza è stata molto alta, raggiungendo il 77,8%.
Il voto riguarda un solo Land tedesco, con poco più di due milioni di abitanti, ma la portata politica va ben oltre i suoi confini. Per la prima volta l’AfD è riuscita ad imporsi con un margine così ampio in un’elezione regionale, trasformando la Sassonia-Anhalt in un laboratorio delle tensioni che attraversano la Germania, dall’economia alla sicurezza, passando proprio per immigrazione e asilo.
Il candidato dell’AfD Ulrich Siegmund ha rivendicato un mandato a governare. La strada verso la guida del Land rimane tuttavia complicata: CDU, SPD, Verdi e Linke hanno ribadito il rifiuto di collaborare con l’AfD, mantenendo quella che in Germania viene definita la Brandmauer, il “muro tagliafuoco” costruito dai partiti tradizionali contro alleanze con l’estrema destra.
Immigrazione e “remigrazione” nella campagna dell’AfD
Il tema migratorio è stato uno dei punti più caratterizzanti della campagna. Nel programma regionale l’AfD ha promesso una “offensiva per le espulsioni e la remigrazione”, con una task force dedicata ad accelerare i rimpatri delle persone senza diritto di soggiorno. Il partito propone inoltre di limitare il ricorso all’immigrazione qualificata proveniente da contesti definiti nel programma “culturalmente estranei”, puntando invece su digitalizzazione, intelligenza artificiale e politiche a sostegno della natalità tedesca.
La linea coinvolge anche i rifugiati ucraini. L’AfD sostiene che dovrebbe essere rivisto il loro status di protezione nel caso in cui il conflitto restasse circoscritto alle regioni orientali dell’Ucraina. Nel programma compaiono inoltre misure relative all’integrazione scolastica, tra cui classi separate per i figli dei rifugiati.
Non sorprende quindi che la questione migratoria abbia avuto grande visibilità nella campagna elettorale. Secondo un sondaggio Infratest dimap realizzato alla fine di luglio, il 15% degli elettori della Sassonia-Anhalt indicava rifugiati, immigrazione, asilo e integrazione come il problema politico più urgente del Land, più di qualsiasi altro singolo tema.
Sarebbe tuttavia riduttivo spiegare il successo dell’AfD esclusivamente con l’immigrazione. Le analisi del voto indicano anche il peso dell’insoddisfazione verso il governo federale, delle difficoltà economiche, del divario ancora percepito tra Germania orientale e occidentale e della capacità dell’AfD di mobilitare elettori che in passato si erano astenuti. Anche Deutsche Welle ha sottolineato come le campagne contro migranti e rifugiati restino un elemento identitario del partito, senza però risultare necessariamente l’unico fattore determinante della vittoria.
Il paradosso della Sassonia-Anhalt
Proprio sul terreno dell’immigrazione emerge uno degli aspetti più significativi del risultato elettorale. La Sassonia-Anhalt è infatti uno dei Länder tedeschi maggiormente colpiti dal declino demografico e dall’invecchiamento della popolazione e, secondo istituzioni economiche e ricercatori, avrebbe bisogno di attrarre nuovi lavoratori dall’estero.
Nel 2025 soltanto circa il 12% della popolazione del Land aveva una storia migratoria, contro oltre il 31% della media nazionale tedesca. Nelle zone rurali la presenza straniera è ancora più limitata: nel distretto di Mansfeld-Südharz, ad esempio, gli stranieri rappresentano appena il 4,4% della popolazione.
Allo stesso tempo, la Camera di commercio e industria di Magdeburgo considera l’immigrazione qualificata una vera e propria “necessità economica” per far fronte alla carenza di personale e al progressivo restringimento della popolazione in età lavorativa.
È questo il paradosso lasciato dalle urne del 6 settembre: uno dei territori tedeschi con una presenza migratoria relativamente bassa e con un forte bisogno di nuovi lavoratori stranieri ha consegnato quasi il 44% dei voti a un partito che propone una drastica riduzione dell’immigrazione e un’accelerazione delle espulsioni.
Il risultato della Sassonia-Anhalt potrebbe così trasformarsi in un banco di prova non soltanto per l’AfD, ma anche per il governo Merz e per l’intera politica migratoria tedesca. Il voto non equivale ancora alla conquista del governo regionale da parte dell’AfD, ma dimostra come la questione dell’immigrazione continui a essere uno dei terreni sui quali si ridefiniscono gli equilibri politici della Germania — anche laddove l’economia e la demografia sembrano indicare la necessità di continuare ad attrarre persone dall’estero.