Atene lavora con Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi. Il centro dovrebbe sorgere in un Paese africano già individuato, ma non ancora reso pubblico
Roma, 29 settembre 2026 – La Grecia punta alla creazione di un centro per i rimpatri dei migranti in Africa durante il proprio semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, previsto nella seconda metà del 2027. Il progetto è stato annunciato dal ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, e coinvolgerebbe anche Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi.
Secondo quanto riferito dal ministro in un’intervista alla televisione greca Ant1, il Paese africano destinato a ospitare la struttura sarebbe già stato scelto, anche se il suo nome non può ancora essere reso pubblico. Tra le ipotesi circolate figurano Uganda e Ruanda, ma non è stata fornita una conferma ufficiale sulla futura sede.
La proposta sarà al centro di un prossimo confronto tra i cinque Paesi coinvolti e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. L’obiettivo è approfondire modalità e condizioni per la realizzazione del centro, nel quadro del dibattito europeo sulle politiche di rimpatrio e sulla gestione delle persone che non hanno diritto a rimanere nel territorio dell’Unione.
Atene intende inoltre portare al Consiglio Affari interni dell’Ue del primo ottobre una proposta per introdurre un meccanismo di misure eccezionali da attivare in presenza di gravi crisi migratorie.
Plevris ha collegato l’iniziativa a situazioni caratterizzate da arrivi particolarmente consistenti o da quella che le autorità definiscono una possibile “strumentalizzazione” dei flussi migratori. Il ministro ha citato, in particolare, la recente situazione registrata nell’enclave spagnola di Ceuta, sostenendo la necessità di prevedere strumenti straordinari in circostanze di questo tipo.
La posizione della Grecia si inserisce così nel più ampio confronto europeo sul rafforzamento dei rimpatri e sulla possibilità di coinvolgere Paesi terzi nella gestione di alcune fasi delle procedure migratorie, tema destinato a rimanere centrale nell’agenda dell’Unione anche nei prossimi anni.


