Roma, 27 febbraio 2026 – Al 1° gennaio 2025 la presenza straniera in Italia sfiora i 5 milioni e 900mila persone. È quanto emerge dal 31° Rapporto sulle Migrazioni della Fondazione ISMU ETS, presentato a Milano, che fotografa un quadro in evoluzione ma senza scossoni improvvisi.
Rispetto all’anno precedente si registra un aumento di circa 143mila unità. A trainare la crescita sono soprattutto i residenti iscritti in anagrafe, che superano quota 5 milioni e 370mila. Rimangono invece sostanzialmente invariati sia i soggiornanti regolari non registrati all’anagrafe, stimati in 188mila, sia le persone in condizione di irregolarità, pari a circa 339mila.
Sul fronte degli arrivi non programmati, il 2025 conferma una certa stabilità degli sbarchi via mare: 66mila ingressi, un dato in linea con l’anno precedente. Resta però drammatico il bilancio delle traversate nel Mediterraneo centrale, dove si contano almeno 1.342 morti e dispersi. In diminuzione, invece, i passaggi via terra alla frontiera italo-slovena: dopo i circa 7.300 arrivi registrati nel 2024, nei primi otto mesi del 2025 il numero si è fermato intorno a 3.900.
Un capitolo rilevante riguarda la scuola. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono stimati in circa 930mila, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, e rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica complessiva. Un dato che conferma come le seconde generazioni siano ormai una componente strutturale del sistema educativo italiano.
In un Paese segnato da un progressivo invecchiamento demografico, il contributo dell’immigrazione al mercato del lavoro appare sempre più centrale. Nel 2024 le forze di lavoro straniere sono aumentate di oltre il 4%, arrivando a costituire circa l’11% del totale. Tra i nuovi occupati, oltre 133mila sono cittadini stranieri, segnale di un ruolo sempre più significativo nel sostenere la dinamica occupazionale.
Il quadro delineato dal Rapporto ISMU mostra dunque un’Italia in cui la presenza straniera continua a crescere in modo graduale e strutturale, incidendo in maniera determinante su scuola, lavoro e tenuta demografica del Paese.


