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Il rapporto. Come la cittadinanza influisce sul lavoro

Roma, 4 aprile 2023 – Il Settimo Rapporto annuale dell’Osservatorio sulle Migrazioni “Immigrant Integration in Europe”, a cura di Tommaso Frattini (Università di Milano e Centro Studi Luca d’Agliano) e Piero Bertino (Centro Studi Luca d’Agliano) è disponibile online. Quest’anno un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della naturalizzazione, ovvero l’acquisizione della cittadinanza del Paese d’arrivo da parte di una persona migrante. 

La prima parte del Rapporto offre un quadro aggiornato riguardo le dimensioni, le caratteristiche e la relativa performance economica dei migranti residenti in Europa, mentre nella seconda parte il Rapporto si concentra sui modelli di naturalizzazione dei migranti in Europa e sulle differenze fra cittadini naturalizzati e non naturalizzati nel mercato del lavoro, analizzando in particolare il cosiddetto “premio di naturalizzazione”, ovvero i benefici che trovano i naturalizzati nel mercato del lavoro rispetto ai migranti di lungo periodo non naturalizzati.

Attraverso questa ricerca gli autori mettono in luce come in Europa i migranti naturalizzati godano di un considerevole “premio di naturalizzazione”, che porta a una maggiore partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro con un impatto positivo sull’economia in generale. A parità di condizioni, dal genere all’età, al titolo di studio, i residenti stranieri naturalizzati hanno infatti una probabilità di essere occupati del 3,4% superiore a chi non viene naturalizzato. Oltre a una maggiore probabilità di occupazione, rivestono ruoli maggiormente qualificati e meglio retribuiti e guadagnano salari più alti rispetto ai non cittadini anche quando sono occupati in mansioni simili. 

Tuttavia, questa equazione non vale per tutti i paesi europei, come ad esempio per l’Italia. Ciò potrebbe dipendere dalle particolare composizione migratoria del nostro Paese – nel 2021 solo nel 42% dei casi la cittadinanza è stata ottenuta perché si è residenti da almeno 10 anni, mentre nei restanti casi ha riguardato cittadinanze ottenute tramite matrimonio, presenza in famiglia di un antenato italiano, riconoscimento di un figlio da parte di chi è già cittadino o l’acquisizione della cittadinanza da parte di un genitore -, nonché per il lungo percorso burocratico necessario per ottenere la cittadinanza.  

FONTE NEWS: Integrazione Migranti – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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