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Immigrazione, la lettera delle Ong rivolta ai politici: “Cosa cambierà dopo le elezioni?”

Roma, 21 settembre 2022 – “Nessuna considerazione politica può avallare dette violazioni di principi fondamentali, come il diritto alla vita e alla libertà individuale e il rispetto della dignità umana“. Quella che è arrivata ai politici impegnati nella campagna elettorale è una lunga lettera firmata da diverse Organizzazioni non governative, le quali hanno chiesto di mostrare maggiore rispetto e impegno verso il tema dell’immigrazione.

Immigrazione, le richieste delle Ong ai politici

“Siamo un gruppo di organizzazioni che a vario titolo e da molto tempo sono impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti umani, in mare e a terra. Lo facciamo attraverso il nostro impegno diretto nelle aree del mondo dove si concentrano le crisi umanitarie più intense. E dove la salvaguardia della vita delle persone è a rischio“, si legge nelle prime righe della lettera firmata da Open Arms, Emergency, ResQ, Sea Watch e Alarm Phone. L’obiettivo di queste parole è chiaro: chiedere ai politici cosa hanno intenzione di fare una volta finita la campagna elettorale sul tema immigrazione. Insomma, cosa cambierà. “In questi luoghi mettiamo le nostre competenze a disposizione di chi è in situazioni di pericolo. Di chi cerca di fuggire alla ricerca di un luogo sicuro. Di chi è colpito dalla crudeltà delle politiche che impediscono la libera circolazione delle persone.

Dove siamo presenti, registriamo privazioni arbitrarie della libertà, violenze, torture a cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono sottoposti costantemente. Operiamo tra mille difficoltà. Perché il rispetto dei diritti umani, soprattutto ai confini dell’intera Unione Europea e dell’Italia, soffre di continue e sistematiche violazioni, ormai di dominio pubblico e oggetto di numerose inchieste nazionali ed internazionali. Concorderà con noi nel ritenere che uno stato di diritto, una repubblica democratica fondata su una costituzione antifascista, uno stato membro dell’Unione Europea, non può accettare che tali situazioni vengano perpetrate. Nessuna considerazione politica può avallare dette violazioni di principi fondamentali, come il diritto alla vita e alla libertà individuale e il rispetto della dignità umana.

Immigrazione, cosa cambierà?

“Il 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, ha visto l’Europa in prima linea nell’accoglienza di richiedenti protezione internazionale. A settembre, oltre 7 milioni di rifugiati provenienti dall’Ucraina sono stati registrati nei territori europei. Più di 4 milioni hanno ottenuto la protezione temporanea o altri tipi di protezione. Per garantire il doveroso supporto a chi fuggiva dal conflitto, sono stati attivati percorsi di accoglienza efficaci e innovativi. Tuttavia, questo spirito di accoglienza non è diventato lo standard per tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra per sfuggire a guerra, violenza e miseria. Da gennaio ad agosto 2022, 85 mila persone si sono imbarcate in pericolosi viaggi attraverso il Mediterraneo alla ricerca di protezione in Europa. 60 mila sono arrivate in Italia.

Nonostante il modesto numero di arrivi via mare, soprattutto se comparato ai numeri della crisi ucraina,per queste persone non sono garantiti gli stessi diritti né l’accesso a percorsi di accoglienza dignitosi. Negli ultimi vent’anni, in più di 20 mila persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale. Le ultime vicende accadute in mare, che hanno portato alla tragica morte di alcuni bambini, sono da ascrivere all’omissione del soccorso e a decisioni politiche. Non a una tragica fatalità. La migrazione in Italia, com’è noto, non è un fenomeno nuovo. È legittimo pensare che sia giunta l’ora di fare tesoro degli errori passati, dell’esperienza accumulata negli ultimi decenni di sbarchi lungo le nostre coste. E di cominciare a gestire la migrazione in maniera strutturale e consapevole, evitando l’approccio emergenziale, emotivo e sicuritario.

A tal proposito, riteniamo che il costante dibattito mediatico, che usa il tema a fini propagandistici, possa continuare a nuocere impedendo la comprensione di un fenomeno complesso. E agitando una pericolosa rabbia sociale. Crediamo sia necessario e urgente un approccio che creda nei percorsi di integrazione e inclusione attraverso fasi/stadi specifici. Quali l’insegnamento della lingua italiana, l’orientamento legale, al lavoro e la ricerca di una casa. Solo così potremo aspirare a una società coesa, che non discrimina, orientata al rispetto delle persone e dei principali valori europei”, concludono.

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