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L’Europa verso un nuovo modello di rimpatri: il “protocollo Albania” diventa riferimento comune

Roma, 10 dicembre 2025 – Il Consiglio d’Europa apre una fase politica completamente nuova proponendo un modello condiviso per il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti e per la creazione di hub esterni destinati alla gestione delle procedure migratorie. Una svolta, secondo molti osservatori, che potrebbe ridefinire il rapporto tra Stati europei, diritto internazionale e tutela dei diritti fondamentali.

La proposta, avanzata dal segretario generale Alain Berset durante la riunione ministeriale di Strasburgo, si articola in quattro punti e mira a elaborare un accordo conforme ai principi del diritto internazionale, prevedendo anche la possibilità per gli Stati membri di attivare hub in Paesi terzi in collaborazione con governi partner. Un approccio che arriva dopo la lettera aperta di nove Paesi – tra cui l’Italia – che contestavano alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) un’eccessiva interferenza nelle politiche migratorie nazionali.

Il documento chiarisce come gli Stati intendano interpretare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei casi migratori, soprattutto quando vi sono implicazioni legate ad attività criminali, e indica la necessità di accelerare la redazione di un nuovo strumento giuridico europeo contro il traffico di migranti, atteso entro 12-18 mesi. Berset invita anche ad aprire un dialogo internazionale più ampio sugli strumenti di diritto relativi alla migrazione.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto a Strasburgo, ha accolto “con convinzione” la proposta, sottolineando che 26 Paesi sono già allineati su un percorso che intende conciliare la tutela dei diritti umani con la sicurezza degli Stati. “La Corte – ha ribadito Nordio – deve mantenere piena indipendenza e autorevolezza, ma serve una cornice che permetta agli Stati di agire con chiarezza”.

Parallelamente, il confronto tra Italia e Regno Unito sembra procedere in sintonia. Dopo un incontro bilaterale, Nordio ha confermato che i due Paesi condividono la necessità di una linea più strutturata nella gestione dei flussi migratori.

Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha richiamato l’urgenza di creare vie sicure verso l’Europa e di rafforzare le partnership per i talenti, strumenti pensati per facilitare l’ingresso legale di lavoratori qualificati. Combattere il traffico di migranti, definito “una forma di schiavitù moderna”, resta una priorità strategica.

Ma è soprattutto l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a marcare una direzione politica precisa. Secondo Meloni, il protocollo Albania – l’accordo che prevede la gestione in territorio albanese delle procedure d’asilo sotto giurisdizione europea – “sta diventando una prassi europea”. Un modello che, nelle intenzioni italiane e danesi, vuole conciliare controllo, legalità e cooperazione con Paesi terzi.

Meloni ha ricordato che la recente intesa raggiunta al Consiglio Affari Interni sul nuovo regolamento rimpatri si inserisce in questo quadro, così come la dichiarazione approvata oggi dal Consiglio d’Europa sui rimpatri. La premier ha sottolineato che il concetto di return hub è ormai al centro del dibattito europeo e sta guadagnando un consenso sempre più ampio: una dichiarazione politica promossa da Italia e Danimarca è già stata firmata da 27 Paesi, più della metà dei membri del Consiglio d’Europa.

A chiusura del suo intervento, Meloni ha richiamato la dimensione internazionale del Piano Mattei per l’Africa, che – a suo dire – non sarebbe più soltanto un’iniziativa italiana, ma una vera strategia europea capace di creare sinergie multilivello nel rapporto con il continente africano.

L’Europa, dunque, sembra avviarsi verso un nuovo equilibrio tra controllo delle frontiere, cooperazione esterna e percorsi legali di ingresso. Un equilibrio che rimane delicato ma che, almeno nelle intenzioni dei governi, mira a rispondere alla complessità dei flussi migratori contemporanei.

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