I problemi di salute riportati dagli immigrati sono soprattutto legati ad infezioni gastrointestinali, cutanee e respiratorie, spesso dovute alle condizioni indegne in cui sono costretti a vivere e lavorare
ROMA – Timidi miglioramenti in Italia nell’assistenza sanitaria agli immigrati irregolari, grazie anche allo sforzo di Medici Senza Frontiere che ha contribuito all’apertura di molti dei centri STP (per gli Stranieri Temporaneamente Presenti) che "laddove sono presenti riescono a soddisfare il fabbisogno, anche se restano carenti sia gli aspetti di mediazione culturale sia quelli l’informazione agli immigrati".
E’ quanto riferisce Antonio Virgilio, capo progetti immigrazione dell’organizzazione umanitaria che questa settimana con una lettera sulla rivista Lancet si unisce al dibattito sulla necessità per i Paesi europei di garantire l’accesso all’assistenza sanitaria agli immigrati, a prescindere dal loro status giuridico.
Nei centri dislocati in Campania, per esempio, sono aumentate del 18-20% le visite erogate ad irregolari nei primi sei mesi del 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, riferisce Virgilio, tuttavia c’é ancora molto da fare, infatti a dispetto di una legge avanzata quale quella italiana, i servizi effettivamente offerti agli stranieri sono scarsi ma soprattutto poco fruibili soprattutto perché gli immigrati stessi non sono a conoscenza della possibilità di ricevere cure.
Dal 1999 in Italia gli extracomunitari senza permesso di soggiorno hanno diritto alle cure mediche in centri loro dedicate senza essere soggetti a denuncia presso le autorità di controllo per l’immigrazione, ciò nondimeno non molti beneficiano di questa assistenza: un’indagine MSF del 2004 mostrava per esempio che su 770 braccianti agricoli stagionali visitati ed intervistati, ben il 75% dei rifugiati, l’85,3% dei richiedenti asilo politico e l’88.6% degli immigrati irregolari non beneficiavano di alcuna assistenza sanitaria. Questo, continua MSF, nonostante il 40% di loro si fosse ammalato dopo i primi sei mesi di permanenza in Italia e il 93% dopo 19 mesi.I problemi di salute riportati dagli immigrati sono soprattutto legati ad infezioni gastrointestinali, cutanee, respiratorie tra cui la tubercolosi, spesso dovute alle condizioni indegne in cui sono costretti a vivere e lavorare, rileva Virgilio.
"Rispetto però a quando abbiamo cominciato ad operare in favore dell’applicazione della legge – conclude Virgilio – per esempio in Italia del Sud dove c’era assenza completa di questi servizi, oggi va meglio, ma manca un’azione di informazione e mediazione culturale da parte delle Asl".
(12 settembre 2007)
s.c.


