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Migranti al gelo, braccio di ferro sull’accoglienza in chiesa all’Aquila

Roma, 6 gennaio 2026 – Dormono all’aperto da settimane, esposti al freddo invernale, in attesa che si sblocchino le procedure d’asilo. Per questo potrebbe aprirsi, entro 48 ore, una soluzione d’emergenza a L’Aquila, dove la chiesa di San Bernardino a Piazza d’Armi è pronta ad accogliere 24 migranti afghani e pakistani.

L’iniziativa, promossa da Paolo Giorgi dell’associazione Fraterna Tau, nasce come risposta a una situazione definita ormai insostenibile. Tuttavia, sulla proposta si è abbattuto lo stop dell’amministrazione comunale, che ha annunciato una diffida formale contro l’utilizzo della struttura religiosa come dormitorio.

Secondo l’assessore all’Urbanistica del Comune dell’Aquila, Francesco De Santis, la realizzazione di un dormitorio all’interno della chiesa sarebbe abusiva e non conforme alle norme vigenti. In una nota ufficiale, l’assessore ha diffidato pubblicamente Giorgi dal procedere, ricordando che sulla struttura grava un’ordinanza di demolizione, destinata a essere perfezionata alla luce della sentenza n. 2113/2025 del Consiglio di Stato, che confermerebbe le ragioni del Comune.

Dal canto suo, Giorgi non arretra sul piano umanitario. «Ho comunicato a Comune e Prefettura l’intenzione di procedere con l’accoglienza all’interno della struttura religiosa – spiega –. Non mi aspetto reazioni entusiaste, ma non me la sento di continuare con questa situazione». A motivare la scelta è ciò che accade ogni mattina alla mensa: «Arrivano persone infreddolite, bagnate, provate. Dormire all’aperto in questo periodo dell’anno significa mettere a rischio la salute e la dignità».

La proposta prevede una soluzione temporanea e compatibile con le attività religiose: la chiesa resterebbe aperta ai fedeli, con rito ortodosso il sabato sera e rito cattolico la domenica. I migranti verrebbero ospitati sei notti su sette, con esclusione del sabato. Pulizia e disinfezione sarebbero garantite per consentire il regolare svolgimento delle funzioni del fine settimana.

Il caso apre così un nuovo conflitto tra emergenza sociale e vincoli amministrativi, mentre l’inverno avanza e la condizione dei migranti senza riparo rischia di aggravarsi ulteriormente. Al centro del dibattito resta una domanda irrisolta: fino a che punto le regole urbanistiche possono prevalere sull’urgenza umanitaria di chi vive al gelo.

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