Roma, 23 febbraio 2026 – Le parole sono dure, cariche di indignazione e dolore. Dopo il ritrovamento di quindici corpi sulle spiagge di Calabria e Sicilia, trascinati a riva dal ciclone Harry, i vescovi delle due regioni hanno lanciato un attacco frontale alle politiche migratorie italiane ed europee, definite “disumane” e responsabili di un silenzio che rischia di trasformarsi in complicità.
A prendere posizione con particolare forza è stato l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che in una lettera indirizzata alla Ong Mediterranea Saving Humans ha espresso rammarico per non poter essere in mare con loro, tra le “martoriate acque del Mare Nostro”, ancora scosse dall’ennesima strage. Non una tragedia, precisa il presule, ma il risultato di scelte politiche precise, di ieri e di oggi, che dimenticano i diritti inalienabili della persona e violano il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso.
Dalle sponde opposte dello Stretto di Messina si è così levato un monito comune: basta silenzio, basta indifferenza. I vescovi calabresi hanno denunciato una narrazione che misura il successo delle politiche migratorie contando solo chi arriva, senza considerare chi muore. “Il mare ci chiede conto”, affermano, sottolineando che quei corpi restituiti dalle onde interrogano la coscienza collettiva del Paese.
Nel messaggio dell’arcivescovo di Palermo emerge anche una critica esplicita all’Europa e all’Italia, accusate di legiferare esclusivamente in termini di contenimento e abbandono, arrivando a colpevolizzare come criminali coloro che tentano la traversata. Uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e miseria diventano così vittime di un sistema che, secondo i vescovi, pianifica l’oblio.
Il richiamo è rivolto non solo alle istituzioni, ma a tutta la società civile. Reagire non come appartenenti a un partito o come tifosi di una squadra, ma come donne e uomini fedeli al senso dell’umano. Per i presuli calabresi, il silenzio in certi momenti diventa complicità. Da qui l’appello alle autorità italiane ed europee ad aprire corridoi umanitari sicuri e a dimostrarsi all’altezza della migliore tradizione di civiltà del Paese e del continente.
Le parole dei vescovi riaccendono così il dibattito sulle politiche migratorie in un momento segnato da nuove tragedie in mare, riportando al centro la questione etica e umanitaria di fronte a numeri che rischiano di diventare statistiche senza volto.


