Roma, 4 febbraio 2026 – Nel corso del 2025 l’Italia ha consolidato un modello di gestione della migrazione e della sicurezza che ha sollevato diffuse preoccupazioni a livello nazionale e internazionale. Detenzione extraterritoriale dei migranti, ostacoli alle operazioni umanitarie in mare, nuove norme sulla sicurezza interna e scelte controverse sul piano della cooperazione internazionale hanno contribuito a un quadro complessivo segnato da tensioni crescenti sul rispetto dei diritti fondamentali e dello stato di diritto.
Il presente articolo si basa sul World Report 2026 di Human Rights Watch, con particolare riferimento al capitolo dedicato all’Italia.
Il rapporto analizza gli sviluppi avvenuti nel corso del 2025 in materia di diritti umani, stato di diritto e libertà fondamentali, evidenziando criticità significative nelle politiche migratorie, nelle misure di sicurezza, nella tutela delle minoranze e nel rispetto degli obblighi internazionali assunti dal Paese.
Migrazioni e asilo: il modello albanese e i suoi limiti
Secondo il rapporto uno degli elementi più controversi dell’anno è stato l’accordo tra Italia e Albania per il trasferimento e la gestione di migranti sul territorio albanese. I tribunali italiani hanno bloccato più volte i tentativi del governo di processare in Albania le domande di asilo di uomini provenienti da Paesi considerati “sicuri”, ritenendo la procedura incompatibile con il diritto d’asilo.
In risposta a questi stop giudiziari, nel marzo 2025 il governo ha riconvertito la struttura costruita e gestita dall’Italia in Albania in un centro di detenzione per persone già destinatarie di ordini di espulsione. Una scelta che ha attirato critiche severe: il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa ha evidenziato come le gravi criticità dei centri di detenzione in Italia mettano in discussione la legittimità di esportare questo modello all’estero.
Organizzazioni della società civile hanno documentato violazioni sistematiche del diritto di asilo, del diritto alla salute, all’informazione e a un ricorso effettivo. Un’analisi giuridica della Corte di Cassazione ha inoltre sollevato dubbi di costituzionalità dell’accordo Italia-Albania, ipotizzando violazioni della Costituzione italiana, del diritto dell’Unione europea e delle convenzioni internazionali sui diritti umani. In agosto, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che l’Italia non aveva rispettato gli standard europei in materia di asilo nel caso di due cittadini bengalesi sbarcati e trasferiti in Albania.
Libia, respingimenti e soccorsi in mare
Nel 2025 l’Italia ha lasciato rinnovare automaticamente per altri tre anni il Memorandum d’intesa con la Libia sulla cooperazione migratoria, nonostante le numerose prove di abusi gravi e sistematici nei confronti dei migranti intercettati e riportati nei centri di detenzione libici.
Un episodio particolarmente grave si è verificato in agosto, quando l’equipaggio di una motovedetta libica donata dall’Italia ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso dell’ONG SOS MEDITERRANEE, con a bordo 87 persone salvate in mare, danneggiando l’imbarcazione e mettendo a rischio vite umane. La magistratura italiana ha aperto un’indagine sull’accaduto.
Sul fronte interno, la giustizia ha continuato a occuparsi delle responsabilità istituzionali legate ai naufragi. A luglio un giudice ha disposto il rinvio a giudizio di quattro agenti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera per il naufragio del febbraio 2023 al largo della Calabria, in cui morirono 94 persone, tra cui 35 bambini. In marzo la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento per 177 migranti trattenuti illegalmente per dieci giorni a bordo della nave Diciotti nel 2018.
La Corte costituzionale, pur giudicando legittimi i poteri di multa e fermo delle navi umanitarie, ha chiarito che l’obbligo di salvare vite umane può giustificare la disobbedienza agli ordini statali. Nonostante ciò, da febbraio 2023 a settembre 2025 il governo ha fermato le navi di soccorso 34 volte, sottraendo complessivamente oltre 700 giorni alle operazioni di ricerca e salvataggio. Nell’agosto 2025 è stato inoltre bloccato per 20 giorni l’aereo Seabird, utilizzato per l’avvistamento delle imbarcazioni in difficoltà.
Numeri e cittadinanza
Secondo i dati ufficiali, a metà settembre 2025 quasi 49.000 persone avevano raggiunto l’Italia via mare, tra cui circa 8.600 minori non accompagnati, un numero leggermente superiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel mese di giugno si è tenuto un referendum per ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale necessario per richiedere la cittadinanza italiana. La consultazione non ha raggiunto il quorum, anche a seguito dell’invito al boicottaggio da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di altri esponenti di governo.
Discriminazione, povertà e repressione sociale
Sul piano dei diritti civili, l’Italia è finita sotto osservazione per il fenomeno del profiling razziale. La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha raccomandato uno studio indipendente sulla pratica dei controlli di polizia basati sull’origine etnica. I dati governativi mostrano che nelle cosiddette “zone rosse” urbane il 42% delle persone fermate e il 76% di quelle sottoposte a misure coercitive erano straniere, a fronte di una popolazione straniera pari a circa il 9% del totale.
In tema di povertà abitativa, una legge approvata a giugno ha introdotto sanzioni penali severe contro gli occupanti di immobili e contro chi li assiste, comprese le organizzazioni della società civile, riducendo le garanzie procedurali contro gli sgomberi forzati. Il governo ha ignorato gli avvertimenti dei relatori speciali delle Nazioni Unite su casa e povertà, che avevano segnalato il rischio di un aumento della homelessness.
Diritti delle donne e delle persone LGBTQ+
La violenza di genere resta un’emergenza strutturale. Nei primi sette mesi del 2025 il numero di donne uccise è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2024, ma è aumentata la quota di femminicidi commessi da partner o ex partner e quella delle vittime di origine straniera. A novembre il Parlamento ha introdotto il reato autonomo di femminicidio, punibile fino all’ergastolo, mentre resta bloccata al Senato la riforma per definire lo stupro sulla base dell’assenza di consenso.
Sul fronte dei diritti riproduttivi, la Regione Sicilia ha approvato una legge per obbligare le strutture sanitarie ad assumere personale non obiettore per garantire l’accesso all’aborto. Il governo Meloni ha impugnato la norma davanti alla Corte costituzionale.
Per quanto riguarda i diritti LGBTQ+, la Corte costituzionale ha stabilito che i figli di coppie lesbiche nati all’estero tramite procreazione medicalmente assistita devono essere registrati con due madri e che le coppie omosessuali possono adottare figli nati da gestazione per altri prima dell’entrata in vigore della legge che criminalizza la surrogazione. In agosto, il governo ha proposto restrizioni all’accesso alle cure di affermazione di genere per i minori, suscitando nuove polemiche.
Stato di diritto e sicurezza
Nel 2025 il governo ha trasformato in legge permanente un “decreto sicurezza” che amplia le sanzioni per manifestazioni non autorizzate, introduce nuovi reati legati alle proteste in carceri e centri per migranti e rafforza le pene per i reati contro i pubblici ufficiali. Le Nazioni Unite e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa hanno criticato le norme per le loro ricadute sulla libertà di espressione e di associazione.
Grave anche il caso del rilascio di Osama Elmasry Njeem, alto funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità: arrestato in Italia a gennaio, è stato liberato dopo due giorni e rimpatriato in Libia con un volo di Stato senza informare la CPI. Le indagini giudiziarie su esponenti di governo si sono concluse con l’archiviazione e la riaffermazione dell’immunità parlamentare.
Nel suo rapporto annuale sullo stato di diritto, la Commissione europea ha infine sollecitato l’Italia a rafforzare le misure contro i conflitti di interesse e la corruzione, a riformare le leggi sulla diffamazione per tutelare meglio i giornalisti e a istituire un organismo nazionale indipendente per i diritti umani. L’attentato con un ordigno contro un giornalista, avvenuto in ottobre, ha riportato al centro del dibattito pubblico i rischi sempre più concreti per il giornalismo investigativo nel Paese.


