Roma, 4 marzo 2026 – Il voto del Parlamento europeo sull’istituzione di una lista comune dei Paesi di origine considerati sicuri ha acceso un duro confronto politico tra maggioranza e opposizioni. La misura, sostenuta dalle forze di destra e di centrodestra, introduce procedure accelerate per l’esame delle domande di asilo e apre alla possibilità di trasferire i richiedenti in Paesi terzi ritenuti sicuri.
Il provvedimento si inserisce nel quadro delle nuove politiche europee in materia migratoria e richiama anche il cosiddetto “modello Albania”, che prevede la gestione delle procedure di asilo al di fuori del territorio dell’Unione.
Dal fronte del centrodestra europeo arrivano commenti positivi. L’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi ha definito il voto una vittoria politica: secondo l’esponente leghista si è formata “una maggioranza di centrodestra, nettamente, contro il tentativo della sinistra di bloccare questo importante provvedimento a difesa dei confini europei”. Ceccardi sostiene che le nuove regole consentiranno di ridurre i tempi delle procedure e facilitare i rimpatri nei casi di domande respinte, evitando lunghe attese legate ai ricorsi.
Di tutt’altro segno la posizione delle opposizioni. L’eurodeputata del Partito democratico Cecilia Strada parla di un arretramento dei diritti fondamentali e accusa le forze conservatrici di mettere in discussione il sistema europeo di protezione. “Con l’approvazione definitiva di queste misure – afferma – le destre stanno distruggendo il diritto d’asilo in Europa e i valori su cui l’Unione è fondata”. Strada invita inoltre a non sottovalutare le conseguenze del provvedimento, sostenendo che la riduzione delle garanzie potrebbe aprire la strada a limitazioni più ampie dei diritti.
Ancora più dura la critica di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce il voto “vergognoso” e contrario ai principi fondativi dell’Unione europea. Secondo Salis, il provvedimento rappresenterebbe il risultato di una convergenza tra estrema destra e centrodestra e andrebbe nella direzione di esternalizzare la gestione dell’asilo, con procedure accelerate di frontiera e trasferimenti verso Paesi terzi.
Il voto sull’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri conferma quindi una profonda divisione all’interno dell’Europarlamento. Da una parte le forze politiche che chiedono un rafforzamento dei controlli e una maggiore rapidità nelle procedure, dall’altra chi teme un indebolimento delle garanzie previste dal diritto d’asilo europeo. Il tema migratorio continua così a rappresentare uno dei principali terreni di scontro nel dibattito politico dell’Unione.


