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Migranti. Sicurezza sul lavoro, formazione accessibile anche grazie a mediatori e traduttori

Roma, 15 aprile 2026 – Garantire una formazione davvero efficace in materia di salute e sicurezza sul lavoro significa prima di tutto assicurarsi che tutti i lavoratori comprendano pienamente i contenuti. È questo il principio rafforzato dal recente Accordo approvato il 17 aprile 2025 dalla Conferenza Stato-Regioni, che definisce durata e contenuti minimi dei percorsi formativi e richiama con forza le responsabilità dei datori di lavoro, soprattutto in presenza di lavoratori stranieri.

Nei giorni scorsi il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato una serie di FAQ interpretative, chiarendo alcuni aspetti centrali del provvedimento. Tra questi emerge con particolare evidenza il tema della lingua: la formazione, per essere considerata valida, deve essere compresa. In caso contrario, rischia di non essere ritenuta adeguata ai sensi della normativa vigente.

Il quadro normativo di riferimento resta il Decreto Legislativo 81 del 2008, che all’articolo 37 stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di garantire una formazione “sufficiente ed adeguata” a ciascun lavoratore, tenendo conto anche delle competenze linguistiche. Questo principio viene ulteriormente rafforzato dall’Accordo Stato-Regioni, che introduce indicazioni operative più precise.

Nel dettaglio, il documento prevede che, nella fase di analisi dei fabbisogni formativi, si debba verificare la comprensione della lingua utilizzata nei corsi. Un passaggio tutt’altro che formale, soprattutto nei contesti lavorativi caratterizzati da una forte presenza di manodopera straniera. In questi casi, la semplice erogazione del corso non basta: è necessario accertarsi che i contenuti siano effettivamente recepiti.

Proprio per questo motivo, tra le soluzioni indicate figurano strumenti concreti come il ricorso a mediatori interculturali o traduttori. Figure che diventano fondamentali per colmare le barriere linguistiche e garantire che le informazioni sulla sicurezza – spesso decisive per prevenire incidenti – siano comprese in modo chiaro e completo.

Un altro chiarimento importante riguarda le responsabilità: spetta al datore di lavoro verificare il livello di conoscenza della lingua veicolare prima dell’accesso alla formazione. Non si tratta quindi di un adempimento formale delegabile esclusivamente ai soggetti formatori, ma di un obbligo diretto che incide sulla validità stessa del percorso formativo.

Il messaggio che arriva dalle istituzioni è chiaro: la sicurezza sul lavoro passa anche dalla comunicazione. In un mercato sempre più multiculturale, investire in strumenti che rendano la formazione realmente accessibile non è solo una buona pratica, ma un requisito essenziale per il rispetto della legge e, soprattutto, per la tutela concreta dei lavoratori.

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