Roma, 24 dicembre 2025 – Il flusso migratorio dalla Libia verso l’Italia appare oggi inarrestabile e non affrontabile alla radice senza una svolta sul piano politico e diplomatico. A dirlo è il procuratore di Catania Francesco Curcio, intervenuto all’ANSA, delineando un quadro netto e senza sconti delle rotte, delle differenze sociali tra i migranti e delle criticità operative che bloccano l’azione giudiziaria.
Secondo Curcio, esiste una migrazione di serie A, di serie B e di serie C. I migranti più abbienti partono dalle coste della Turchia, spesso su imbarcazioni a vela di valore, attraversano la Grecia e approdano in Sicilia occidentale. Si tratta di viaggi costosi, con tariffe tra i 20 e i 30 mila euro, che coinvolgono numeri più contenuti ma garantiscono guadagni ingenti alle organizzazioni criminali.
Diversa, e molto più drammatica, è la situazione dei migranti più poveri, quelli di serie B e C, che partono dalle coste libiche. Qui il fenomeno è numericamente molto più rilevante e presenta criticità enormi. “Sappiamo come vengono organizzati i viaggi, sappiamo dove i migranti vengono tenuti in Libia, in condizioni di quasi schiavitù, sappiamo da dove partono e chi opera su quei territori”, spiega Curcio. Eppure, nonostante questa conoscenza, intervenire è impossibile.
Il nodo centrale è l’assenza di cooperazione con le autorità libiche. Mancano canali operativi sia con il governo riconosciuto, sia – a maggior ragione – con quello non riconosciuto di Haftar. Senza una collaborazione di polizia e giudiziaria, anche di fronte a punti di partenza individuati e tracciabili, l’azione resta bloccata. “Siamo fermi, non possiamo muoverci”, sottolinea il procuratore.
Per Curcio, si tratta quindi di un problema eminentemente politico. Solo la politica internazionale può creare le condizioni per una cooperazione efficace che consenta di frenare il fenomeno alla radice. L’esperienza dimostra che quando questa cooperazione esiste, i risultati arrivano: con la Turchia e con l’Egitto – ricorda il magistrato – i rapporti hanno funzionato e hanno portato a operazioni efficaci contro le organizzazioni criminali.
Il vero ostacolo restano dunque le organizzazioni libiche che gestiscono il traffico di esseri umani in un contesto di instabilità istituzionale. Finché non si costruirà un canale di cooperazione stabile, conclude Curcio, il flusso migratorio dalla Libia continuerà a rappresentare una emergenza strutturale, impossibile da fermare solo con strumenti giudiziari.


