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Morosini: “Sui flussi migratori decide il governo, ai giudici il vaglio di legittimità”

Roma, 2 marzo 2026 – Il dibattito sulle decisioni dei tribunali in materia di immigrazione torna al centro del confronto pubblico. A intervenire è Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, che chiarisce quale sia – a suo avviso – il corretto equilibrio tra potere politico e magistratura.

Secondo Morosini, la gestione dei flussi migratori, così come le scelte su sicurezza urbana, lavoro dei migranti, integrazione e tutela dell’identità collettiva, rientra pienamente nelle prerogative della maggioranza di governo. È la politica, sottolinea, ad avere il mandato democratico per definire indirizzi e strategie. Tuttavia, queste decisioni devono sempre collocarsi entro i confini tracciati dalla Costituzione e dal diritto dell’Unione europea.

Se una norma nazionale dovesse entrare in contrasto con principi costituzionali o con disposizioni eurounitarie, la magistratura ha il compito di verificarne la compatibilità e, nei casi previsti, di disapplicarla. Non si tratta – precisa – di un’iniziativa autonoma dei giudici: l’intervento avviene solo a seguito di un ricorso presentato da una parte privata o da un’autorità pubblica. In questo senso, il controllo giurisdizionale rappresenta uno dei contrappesi tipici degli ordinamenti democratici.

Sul fronte delle polemiche relative ai decreti Cutro e Cutro bis, Morosini respinge l’idea di un coordinamento “dall’alto” tra magistrati. Parla di accuse infondate e ricorda che le decisioni dei giudici di merito sono state confermate dalla Corte di Cassazione, elemento che – a suo giudizio – dimostrerebbe la coerenza degli orientamenti con i principi dell’ordinamento.

Quanto alle critiche che descrivono la magistratura come un blocco compatto e ostile all’esecutivo, il presidente del Tribunale di Palermo evidenzia la pluralità di posizioni interne alla categoria. Il confronto tra poteri dello Stato, osserva, non è un’anomalia ma una dinamica fisiologica delle democrazie costituzionali, dove le corti sono chiamate a verificare la legittimità degli atti normativi e amministrativi.

Infine, in merito alla decisione di una giudice civile di Palermo che ha riconosciuto un risarcimento legato al caso Sea Watch, Morosini invita a distinguere tra piano giuridico e piano politico. La pronuncia, spiega, avrebbe riguardato esclusivamente aspetti tecnici, in particolare le spese conseguenti alla mancata e tempestiva restituzione di un’imbarcazione sottoposta a sequestro, senza entrare nel merito delle scelte governative in materia migratoria.

Il confronto tra politica e magistratura, conclude implicitamente l’intervento, resta dunque ancorato al principio di separazione dei poteri, nel quale ciascun attore istituzionale esercita le proprie funzioni entro i limiti stabiliti dall’ordinamento.

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