Ora l’iscrizione dei comunitari, presto un progetto pilota per gestire direttamente i rinnovi per gli extraue, tagliando fuori Poste. Ma Sturani (Anci) ammonisce: "Servono le risorse"
ROMA – Le nuove competenze sui cittadini ue? I Comuni si riscaldano prima di un impegno molto più pesante, i rinnovi dei permessi di tutti gli stranieri in Italia. Sempre che escano fuori le risorse per il passaggio di competenze.
Da mercoledì scorso negli uffici comunali arrivano i romeni, i polacchi e gli altri comunitari che vogliono regolarizzare la loro posizione. Abolita la carta di soggiorno rilasciata dalla Questura, chi vuole soggiornare più di tre mesi si deve infatti iscrivere all’anagrafe.
Dietro gli sportelli si sconta un comprensibile disorientamento iniziale: "aspettiamo ancora le indicazioni operative, è meglio che richiami tra qualche giorno", ci hanno risposto ieri in più di una circoscrizione della Capitale. Ma anche quando tutto andrà a regime e gli impiegati sapranno perfettamente quali documenti chiedere per l’iscrizione, si dovrà comunque gestire un carico di lavoro maggiore rispetto al passato.
"È ovvio che il lavoro è aumentato, mentre le risorse sono sempre le stesse. Avremmo preferito un tavolo di concertazione nazionale prima che ci piovessero addosso queste nuove competenze", spiega a Stranieriinitalia.it Fabio Sturani, vicepresidente dell’associazione Nazionale dei Comuni Italiani con delega all’immigrazione. "Ora serve un ufficio centrale che discuta i quesiti che arrivano dai vari Comuni per poi dare una risposta valida per tutti. Insomma ogni ufficio anagrafe deve applicare le stesse procedure".
La novità però non spaventa l’Anci. Anche perchè da tempo i Comuni hanno fissato un obiettivo più alto nei rapporti con i nuovi cittadini: gestire direttamente anche i rinnovi dei permessi di soggiorno dei non comunitari.
La sperimentazione in questa direzione avviata da dicembre in alcune città sembra però zoppa, dal momento che gli sportelli comunali aiutano i cittadini stranieri a compilare i kit, ma questi poi vanno presentati ugualmente agli uffici postali. Poste Italiane (con non pochi problemi) cura anche la digitalizzazione delle domande e l’invio dei dati alle Questure.
"Stiamo per passare a una seconda fase, che definiremo con il ministro Amato e la sottosegretaria Lucidi nei prossimi giorni. Una nuova sperimentazione vedrà alcuni Comuni impegnati direttamente nei rinnovi, senza il coinvolgimento di Poste" anticipa il vicepresidente dell’Anci. Sarà insomma la prova su strada del modello prospettato anche dalla riforma dell’immigrazione che dovrebbe arrivare martedì in Consiglio dei Ministri.
I tempi comunque non saranno brevi, la convenzione triennale con Poste morirà quasi sicuramente di morte naturale: non è pensabile passare da un giorno all’altro il pacchetto permessi ai Comuni e anche tornare alle Questure sarebbe un passo indietro controproducente.
Nell’attesa, c’è da parlare innanzitutto di risorse, l’ ostacolo su cui muoiono da sempre tante buone intenzioni. "Succede spesso che passino le competenze ma non le risorse. I comuni vogliono gestire i rinnovi dei permessi ma devono essere messi in condizione di poterlo fare bene, altrimenti ci scaricheranno addosso solo altre difficoltà" ammonisce Sturani.
(20 aprile 2007)
Elvio Pasca


