La misura allo studio del governo non riguarderebbe tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma soprattutto quelli provenienti da Paesi extra Ue con una conoscenza insufficiente della lingua italiana. Restano da definire i criteri di valutazione e le modalità di redistribuzione tra gli istituti.
Roma, 21 settembre 2026 – Un limite del 30% per classe, ma non applicato indistintamente a tutti gli studenti stranieri. È questo uno dei punti centrali del provvedimento sulla scuola al quale sta lavorando il governo e che dovrebbe trasformare in una norma vincolante un principio già contenuto nella circolare ministeriale del 2010.
Secondo quanto anticipato da Repubblica, la nuova disciplina dovrebbe riguardare in particolare gli studenti con cittadinanza di Paesi non appartenenti all’Unione europea che presentano difficoltà significative nella conoscenza della lingua italiana. Non sarebbero quindi coinvolti automaticamente tutti gli alunni con cittadinanza non italiana, né gli studenti europei.
La soglia del 30% non rappresenta una novità assoluta. Era stata già introdotta dalla circolare n. 2 dell’8 gennaio 2010, durante il mandato dell’allora ministra Mariastella Gelmini. Il limite, tuttavia, aveva carattere prevalentemente indicativo e nel corso degli anni ha trovato applicazione molto disomogenea, soprattutto nelle aree urbane e nei comuni dove la presenza di famiglie di origine straniera è particolarmente elevata. Il governo punta ora a rendere il criterio più cogente attraverso una norma di legge.
A essere determinante dovrebbe essere soprattutto il livello di conoscenza dell’italiano. Resta però ancora da chiarire come verranno valutate concretamente le competenze linguistiche degli studenti e quali prove saranno utilizzate per stabilire chi rientrerà nel limite. Secondo le anticipazioni disponibili, potrebbero essere presi in considerazione test scolastici e valutazioni delle competenze linguistiche.
Il provvedimento interesserebbe quindi soltanto una parte degli oltre 900 mila studenti con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole del Paese. Nell’anno scolastico 2024/2025 erano 931.323, pari all’11,6% della popolazione scolastica complessiva. Circa due terzi sono nati in Italia, un dato che mostra quanto sia cambiata negli ultimi anni la composizione della presenza straniera nel sistema educativo.
La distribuzione, inoltre, è fortemente differenziata sul territorio. Circa il 65% degli studenti non italiani frequenta scuole del Nord. La Lombardia raccoglie da sola circa un quarto del totale, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, mentre in molte regioni meridionali le percentuali rimangono inferiori al 5%.
Proprio questa concentrazione rappresenta uno dei principali problemi applicativi della misura. In alcune scuole e quartieri la presenza di studenti di origine straniera supera già ampiamente il 30%. L’ipotesi è che gli alunni vengano inizialmente distribuiti tra le diverse classi dello stesso istituto e, quando questo non fosse possibile, trasferiti verso altre scuole vicine con il coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali.
Sul punto sono arrivate le perplessità dell’Associazione nazionale presidi. Il presidente Antonello Giannelli ha osservato che, soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria, gli istituti devono accogliere gli studenti residenti nel territorio e che nei quartieri con un’elevata presenza di famiglie straniere rispettare rigidamente la soglia potrebbe diventare difficile. Secondo Giannelli, la questione non può essere affrontata soltanto attraverso l’organizzazione scolastica, perché è legata anche alla distribuzione della popolazione nelle città.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il governo intende intervenire per legge sul numero massimo di studenti stranieri nelle classi. Nel pacchetto sono state anticipate anche altre misure, tra cui interventi rivolti ai genitori di studenti con gravi difficoltà di inserimento linguistico e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici.
Il quadro definitivo dipenderà comunque dal testo che arriverà in Consiglio dei ministri. In particolare, saranno decisivi i criteri con cui verrà misurata la conoscenza dell’italiano, le eventuali deroghe e le modalità con cui le scuole potranno redistribuire gli studenti senza compromettere il diritto all’istruzione e la possibilità di frequentare istituti vicini alla propria residenza.


