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I visti d’ingresso per l’Italia? Sempre di più, ma non per gli immigrati

Lo scorso anno i nostri consolati ne hanno rilasciato 2,2 milioni. Quasi tutti per turismo, mentre gli ingressi per lavoro, studio e motivi familiari continuano a calare

 
Roma – 23 luglio 2015 – Crescono gli ingressi di stranieri in Italia, ma con l’immigrazione c’entrano poco. I più vengono come turisti, fanno un giro tra le nostre città d’arte e poi tornano in patria. Sono invece sempre meno gli arrivi per soggiorni decisamente più lunghi, legati a un progetto di vita: lavoro, studio, ricongiungimento familiare. 
 
A fotografare la chiusura delle frontiere italiane all’immigrazione è il nuovo annuario statistico del Ministero degli Esteri, presentato qualche giorno fa alla Farnesina. Dice che nel 2014 le nostre rappresentanze consolari sparse per il mondo hanno rilasciato oltre 2 milioni 200 mila visti d’ingresso, il 4 % in più rispetto all’anno precedente. 
 
A goderne sono stati soprattutto cittadini della Federazione Russa, con 824 mila rilasci, seguiti da cittadini cinesi (392 mila), turchi (149 mila), indiani (86 mila) e arabi sauditi (70 mila). Ovviamente nella statistica non rientrano i cittadini dell’Unione Europea o di Paesi che grazie ad accordi con l’Italia non hanno bisogno del visto d’ingresso. 
 
Per capire di che ingressi si tratti, bisogna però guardare le motivazioni del rilascio del visto. A farla da padrone, come dicevamo, sono stati gli ingressi per turismo: 1 milione 802 mila, quasi il 9%  in più rispetto al 2013. Al secondo posto, con un grande distacco,  si collocano quelli per affari: 186 mila, in calo del 7%.
 
E l’immigrazione “vera”? In calo su tutti i fronti. 58 mila visti d’ingresso per motivi familiari,  -24% rispetto al 2013; 52 mila per studio, -1%; solo 24 mila per lavoro subordinato, con una diminuzione record del 29%; appena 2 mila per lavoro autonomo, + 3%. Numeri da Paese segnato dalla crisi economica, che non ha lavoro da offrire e quindi chiude le porte.
 
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