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Una persona su dieci in Italia ha una lingua madre diversa dall’italiano

Roma, 3 febbraio 2026 – È un dato che fotografa un cambiamento profondo e strutturale della società italiana, emerso con chiarezza dall’ultimo report dell’ISTAT intitolato “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere – anno 2024”.

Secondo l’indagine, l’italiano resta la lingua madre largamente prevalente, parlata dall’89,2% della popolazione di 6 anni e più residente in Italia. Tuttavia, il dato davvero significativo è la crescita costante delle persone che dichiarano una lingua madre diversa dall’italiano: erano il 4,1% nel 2006, sono salite al 9,6% nel 2015 e hanno raggiunto il 10,7% nel 2024. In meno di vent’anni, quindi, la quota è più che raddoppiata.

Le lingue madri straniere più diffuse riflettono le principali direttrici migratorie degli ultimi decenni: rumeno, arabo, albanese e spagnolo sono in testa. Non si tratta però di un fenomeno uniforme per età e territorio. La presenza di persone con lingua madre diversa dall’italiano è infatti molto più marcata nelle fasce di popolazione più giovani e in età attiva. Tra i 25 e i 44 anni la quota arriva al 18,4%, con un picco tra le donne di 35-44 anni, dove una su cinque (20,3%) dichiara una lingua madre non italiana. Un segnale chiaro di come il fenomeno riguardi soprattutto generazioni pienamente inserite nel mondo del lavoro e nella vita sociale.

Dal punto di vista territoriale, il Centro-Nord concentra la parte più consistente di questa trasformazione linguistica. Qui la quota di residenti con lingua madre straniera raggiunge il 13,5%, più del doppio rispetto al Mezzogiorno, che si ferma al 5,2%. Una distribuzione che rispecchia sia la diversa attrattività economica delle aree del Paese, sia la storica localizzazione dei flussi migratori.

Il report ISTAT mette però in luce anche un elemento critico: le abitudini linguistiche delle persone di lingua madre straniera risultano nettamente differenti rispetto a quelle di lingua madre italiana, soprattutto nei contesti di vita quotidiana. In ambito familiare, la maggioranza (61,5%) non utilizza l’italiano. Quasi quattro persone su dieci (39,9%) non parlano in italiano neppure con gli amici, mentre circa il 18% non lo usa nemmeno con gli estranei.

Questi comportamenti linguistici non sono semplici preferenze culturali, ma incidono direttamente sulle possibilità di partecipazione piena alla vita sociale, culturale e civica dei territori in cui queste persone vivono. La difficoltà o la scelta di non usare l’italiano nei rapporti quotidiani può tradursi in barriere nell’accesso ai servizi, nel mondo del lavoro, nella scuola e nelle relazioni sociali più ampie.

I dati ISTAT raccontano quindi un’Italia sempre più plurilingue, dove la diversità linguistica è ormai una componente strutturale della società. Allo stesso tempo, pongono con forza il tema delle politiche di integrazione linguistica: non solo come strumento di apprendimento formale della lingua italiana, ma come leva fondamentale per rafforzare la coesione sociale, ridurre le disuguaglianze e garantire una partecipazione reale e consapevole alla vita collettiva del Paese.

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