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Zuppi: «La scuola sia un luogo dove nessuno si senta escluso»

Roma, 22 settembre 2026 – La scuola deve rimanere uno spazio di inclusione, capace di accogliere le differenze e di evitare che bambini e ragazzi si sentano ai margini. È il messaggio lanciato dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto nel dibattito che si è aperto in questi giorni sul futuro della scuola e sulla presenza degli studenti di origine straniera nelle classi.

Le parole del presidente della CEI arrivano mentre il governo prepara nuove misure che riguardano proprio la composizione delle classi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento che dovrebbe introdurre un limite alla presenza di studenti stranieri, insieme ad altre disposizioni, tra cui il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici e misure per favorire l’apprendimento dell’italiano da parte delle famiglie degli alunni con difficoltà linguistiche. Secondo quanto anticipato, il tetto riguarderebbe in particolare gli studenti che non conoscono adeguatamente la lingua italiana.

In questo contesto Zuppi ha richiamato la funzione educativa e sociale della scuola, sottolineando la necessità che gli istituti siano luoghi nei quali nessuno possa sentirsi escluso. Una posizione che pone l’accento sull’integrazione e sulla capacità del sistema scolastico di costruire relazioni tra ragazzi provenienti da esperienze familiari e culturali differenti.

Il tema della presenza degli studenti stranieri nelle classi è destinato a rimanere al centro del confronto politico. In Italia gli alunni con cittadinanza non italiana sono quasi un milione, anche se solo una parte sarebbe direttamente interessata dalle nuove disposizioni prospettate dal governo, che distinguerebbero in base alla conoscenza della lingua e alla cittadinanza.

Le dichiarazioni del presidente della CEI si inseriscono così in una discussione più ampia sul modello di integrazione da adottare nella scuola italiana: da una parte l’obiettivo dichiarato dal governo di evitare concentrazioni di studenti con difficoltà linguistiche, dall’altra il richiamo alla necessità di preservare la scuola come spazio comune di incontro e inclusione.

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