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“No alle tasse sui nostri pacchi”, i filippini difendono i balikbayan box

Un nuovo regolamento vorrebbe tassare i pacchi mandati in patria dai migranti, che finora erano duty e tax free. La comunità di Roma si mobilita

Roma – 9 settembre 2015 – “No alle nuove tasse sui pacchi che mandiamo a casa”. È il grido che sta unendo undici milioni di filippini all’estero, compresi i quasi 200 mila immigrati in Italia. 

La protesta ruota intorno ai cosiddetti Balikbayan boxes, che gli Overseas Filipino Worker (OFP) riempiono di oggetti personali, regali e “pasalubong”, cioè souvenir, destinati a familiari e amici. Possono portarli con sé quando tornano in patria oppure spedirli per via aerea o per mare. 

Negli anni ’80 il governo filippino decise che i Balikbayan box fossero duty e tax free. Un privilegio concesso ai connazionali che lavoravano all’estero, alla luce del grande contributo che davano all’economica del loro Paese. 

Ma tutto cambierà da ottobre di quest’anno, quando uscirà il nuovo regolamento dall’Ufficio delle Dogane (Bureau of Customs BOC). Oltre ai controlli più severi sui pacchi, questo prevede l’eventualità di un’imposta supplementare sul loro contenuto. 

La Comunità Filippina di Roma, la più grande in Italia,si è già mobilitata  con una lettera aperta e una raccolta firme. Chiede che i Balikbayans box non  vengano tassate e che non vengano aumentate le tasse sui containers che li trasportano, perché questo farebbe lievitare il prezzo di invio. 

I migranti filippini vorrebbero poi che venisse rivisto il valore massimo del contenuto esente da imposta, alla luce dell’aumento del costo della vita, portandolo dagli attuali 10,000 P (circa 200 dollari) a 90,000 P (circa 2,000 dollari). E infine chiedono le dimissioni del capo dell’Ufficio Dogane, da cui è partita l’idea che ha scatenato la loro protesta. 

 

Pia Gonzalez Abucay

Mga Pinoy sa Italya, umaksyon ukol sa Balikbayan Boxes

Ang Balikbayan box

 

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