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Amato: “Europa in declino se chiude le porte all’ immigrazione”

"In gioco la nostra crescita economica e il futuro dell’Europa nel mondo". Il confronto con l’Islam "può favorire il pluralismo"

ROMA – "Se preferiamo difendere le nostre identità europee, così come sono ora, ed evitare tensioni e conflitti nei nostri territori limitando il numero degli immigrati, dobbiamo anche accettare il nostro declino, perché l’Europa tramonterà irreversibilmente". Così il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, in un editoriale che sarà pubblicato domani sul nuovo numero della rivista ‘Italianieuropei’, pubblicata dall’omonima fondazione.

Il responsabile del Viminale ricorda come l’invecchiamento e crescita zero degli europei porta già oggi ad una carenza di manodopera destinata a peggiorare e a mettere "in gioco la nostra crescita economica e il futuro dell’Europa nel mondo". Ma se l’Europa non vuole accettare "questa cupa prospettiva, siamo ancora in grado di evitare che si verifichi".

Anche se "il contatto tra diversi gruppi etnici e religiosi può provocare conflitti(e in molti casi lo fa), può incoraggiate la diffidenza" e provocare conseguenze negative, secondo Amato il conservatorismo antistorico e etnocentrico è negativo. "Affrontare questa sfida è possibile – sottolinea – ma richiederà un forte impegno". "Dobbiamo concordare le nostre azioni con i paesi di provenienza dei futuri immigrati, dobbiamo puntare a garantire il loro afflusso in modo pianificato e a gestirlo senza intralci, in relazione alle esigenze del nostro mercato del lavoro".

Il ministro dell’Interno ritiene che "dovremo agire in modo particolarmente efficace nella lotta alla criminalità, perché non c’é niente di più devastante dell’equazione ‘immigrato uguale delinquente’. Questo significa anche lottare contro l’ immigrazione illegale" che viene percepita "come una marea umana inarrestabile". "Questa – conclude Amato – è una missione che va perseguita in modo convincente, portando avanti azioni diverse in modo efficace".

"Tuttavia, – si chiede Amato – anche se riusciremo a fare tutto questo, resterà irrisolta la questione più spinosa: come faremo a colmare la distanza che esiste tra le nostre comunità e una popolazione musulmana in continua crescita? Sta a noi capire che non abbiamo davanti il problema di un’unica diversità islamica, ma che nell’Islam esistono molte diversità le quali, se ben gestite, possono favorire la crescita del pluralismo nelle nostre società, anche affrontando differenze inaccettabili, come le disparità di genere, che sono prodotte più dall’arretratezza che dalla religione".

(10 dicembre 2007)

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