Roma, 18 febbraio 2026 – Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma gli elementi che stanno emergendo lungo la costa tirrenica calabrese delineano uno scenario inquietante. In dieci giorni il mare ha restituito quattro cadaveri tra Paola, Scalea, Amantea e Tropea, riaccendendo il sospetto di un naufragio rimasto finora senza nome e senza testimoni.
I corpi sono stati rinvenuti sulle spiagge di Paola, Scalea, Amantea e Tropea, restituiti dal mare dopo le mareggiate che hanno colpito il litorale nelle ultime settimane. Lo stato avanzato di decomposizione rende complesse le operazioni di identificazione: in alcuni casi, a un primo esame esterno, non è stato possibile stabilire neppure il sesso.
L’ipotesi investigativa
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, la pista più accreditata conduce a un’imbarcazione carica di migranti partita dall’Algeria e diretta verso la Sardegna. Si tratterebbe dell’unica rotta compatibile con la presenza dei corpi nel Tirreno, dal momento che le altre principali tratte migratorie interessano lo Ionio.
Un naufragio mai segnalato, dunque, senza superstiti né allarmi lanciati. Una tragedia silenziosa, che emergerebbe solo ora attraverso i corpi riportati a riva dalle correnti.
Esclusa la pista dei pescatori dispersi
Nel Tirreno risultano effettivamente due dispersi: Antonio Morlè, 53 anni, ed Enrico Piras, 63, scomparsi l’11 febbraio nell’affondamento del peschereccio “Luigino” al largo di Santa Maria Navarrese, in Ogliastra. Tuttavia, lo stato dei cadaveri ritrovati in Calabria non sarebbe compatibile con una permanenza in acqua così recente.
Inoltre, il primo rinvenimento – avvenuto l’8 febbraio a Scalea – è antecedente al naufragio del peschereccio, elemento che rafforza l’ipotesi di un diverso evento in mare.
Indagini in corso
Sui ritrovamenti indaga la Procura di Paola e, per competenza territoriale, anche quella di Vibo Valentia. Il procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi, ha dichiarato che al momento non vi sono elementi per collegare i cadaveri a un naufragio specifico e che eventuali dettagli non possono essere diffusi.
Le correnti e le mareggiate potrebbero aver trasportato i corpi per centinaia di chilometri prima di depositarli sulle spiagge calabresi. Resta il sospetto che si tratti dell’ennesima tragedia invisibile nel Mediterraneo, una di quelle che non fanno notizia nell’immediato ma che emergono solo quando il mare restituisce i suoi segreti.


