Lo ha deciso la conferenza dei Capigruppo. In prima commissione si attende un testo unificato ROMA – L’ aula della Camera inizierà a marzo la discussione sulla riforma della cittadinanza.
Il calendario è stato fissato ieri pomeriggio a Montecitorio dalla conferenza dei capigruppo, e naturalmente potrebbe subire variazioni se per quella data la prima commissione, già impegnata nell’esame dei diversi progetti di legge in materia, non avrà concluso i lavori. Ora si attende la presentazione, da parte del relatore Bressa, di un testo unificato.
Il ddl presentato a luglio dal governo abbassa da dieci a cinque gli anni di residenza necessari per chiedere la naturalizzazione. I bambini nati in Italia da genitori almeno uno dei quali è legalmente residente da cinque anni, diventeranno subito italiani, quelli nati all’estero solo dopo cinque anni di residenza e a patto che qui abbiano frequentato un ciclo scolastico, un corso di formazione professionale o abbiano lavorato per almeno un anno.
È previsto invece un giro di vite per le acquisizioni per matrimonio, che oggi rappresentano il 90% del totale. Il coniuge straniero di un cittadino italiano avrà diritto alla cittadinanza solo dopo due anni, successivi al matrimonio, di residenza regolare in Italia (oggi sono sufficienti sei mesi), o dopo tre anni se è all’estero.
Ultimo ostacolo da superare, una prova di "italianità". Prima di concedere la cittadinanza dopo i cinque anni di residenza in Italia o per matrimonio, il Ministero dell’Interno verificherà infatti la reale integrazione linguistica e sociale del cittadino straniero.
(25 gennaio 2007)
Elvio Pasca


