Roma, 29 maggio 2026 – Prometteva l’ingresso regolare in Italia e un’occupazione, ma secondo gli investigatori il meccanismo serviva a far arrivare lavoratori stranieri da impiegare poi in nero nel settore edile. È quanto emerso da un’indagine dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Novara, che ha portato alla denuncia di un uomo residente nel Novarese.
Al centro della vicenda ci sarebbe l’uso illecito delle procedure legate al decreto flussi, lo strumento che regola l’ingresso in Italia di lavoratori non comunitari. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe chiesto circa 7mila euro a persona ad almeno tre cittadini extracomunitari, prospettando loro la possibilità di arrivare nel Paese, ottenere un permesso di soggiorno e lavorare regolarmente.
Una volta arrivati in Italia, però, i lavoratori sarebbero stati impiegati “in nero” in un’impresa edile, in condizioni di sfruttamento e senza le garanzie previste dalla legge. Le ipotesi di reato riguardano il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e la truffa.
Dagli accertamenti sarebbero emerse anche violazioni in materia di lavoro e sicurezza: impiego di lavoratori stranieri privi di regolare titolo di soggiorno, mancata formazione e assenza della visita medica preventiva obbligatoria. Le ammende e le sanzioni amministrative contestate superano complessivamente i 32mila euro.
La vicenda mette in evidenza uno dei punti più delicati nella gestione dei flussi migratori per lavoro: la vulnerabilità di chi cerca un ingresso regolare e può diventare facile preda di intermediari senza scrupoli. Il decreto flussi, pensato per rispondere alla domanda di manodopera e favorire percorsi legali, rischia così di essere aggirato da sistemi fraudolenti che trasformano una promessa di integrazione in una nuova forma di sfruttamento.
Per questo, oltre ai controlli sulle imprese, diventa fondamentale rafforzare l’informazione verso i lavoratori stranieri: nessun percorso regolare dovrebbe passare attraverso pagamenti opachi, promesse informali o ricatti occupazionali. La legalità dell’ingresso e quella del lavoro devono procedere insieme, altrimenti il rischio è che proprio i canali ufficiali vengano usati per alimentare irregolarità e lavoro sommerso.


