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Dj David: “Torniamo in Africa per farla rialzare”

Arrivato dal Senegal in Europa per fare il calciatore, oggi Cheikh Mbackè Mbengue vive di musica. "L’Africa è ricca e può andare avanti, noi dobbiamo mandarla avanti"

Parla ai suoi amici e a tutti gli immigrati africani Cheikh e lancia un vero e proprio appello, che ha portato all’ambasciata e intende trasmettere anche via internet. "L’Africa è ricca e può andare avanti, noi dobbiamo mandarla avanti – insiste. – La povertà e la guerra sono un nostro problema che dobbiamo combattere e risolvere". Le parole di questo giovane hanno trovato terreno fertile tra gli africani, un popolo che mantiene un fortissimo legame con la propria terra. "Sono tutti d’accordo con me – garantisce Cheikh – ma per tornare indietro bisogna avere dei soldi, cerchiamo di raggiungere qualcosa anche per rientrare a casa con dignità".
Per evitare le difficoltà derivanti da un nome per molti impronunciabile, Cheikh Mbengue se ne è inventato uno ‘d’arte’, David. Lo usa con gli italiani, nelle serate in cui lavora come dj in locali e discoteche della Capitale. Cheikh è emigrato dal Senegal nel 2002. Una squadra di calcio di Montpellier, dopo una selezione, gli ha pagato le spese di viaggio e lo ha fatto volare in Francia per fare il calciatore. Ma non ha funzionato e Cheikh è venuto in Italia. Ha giocato in alcune squadre amatoriali come quella di Ladispoli o di Valle Aurelia, ma poi ha ripreso a svolgere il mestiere che faceva da quando era adolescente, quello di dj.

In Senegal non torna da sei anni e alla domanda se e quando intende farlo risponde "anche domani". Lì lo aspetta tutta la sua famiglia e la moglie che ha sposato a distanza. "Quando sono partito – racconta Cheikh – eravamo fidanzati da dieci anni, così ho deciso di sposarla mentre sono qui, da noi è una pratica possibile. Ho solo mandato i documenti necessari e i soldi per organizzare una festa, lei è andata in una Moschea e ora siamo marito e moglie. Quando tornerò faremo un’altra cerimonia".

Prima di ripartire Cheikh deve raccogliere i soldi per la strumentazione necessaria a un dj e quelli per il biglietto. E vuole farlo in fretta perché desidera presto diventare papà. Non vede l’ora di salire sul aereo che lo riporterà a casa, dove riabbraccerà i suoi cari, farà il tassista senza smettere di mixare i suoi 33 giri, darà il suo contributo alla crescita della propria patria e si batterà per la costituzione degli "Stati uniti d’Africa", il sogno di tanti africani. "La migrazione non è cosa facile – dice Cheikh – va bene andare a vedere altri paesi, ma poi bisogna tornare indietro perché la vera famiglia – ciò che più conta – puoi trovarla dove sono le tue radici. Per noi africani è così".

 

Dalla massa di immigrati silenziosi, invisibili e impegnati a costruirsi in Italia una vita nuova all’insegna dell’integrazione, si leva una voce che vuole riportare nei paesi d’origine tutti gli africani. E’ quella di Cheikh Mbackè Mbengue, un senegalese che per diffondere il suo pensiero ha realizzato un poster in cui si legge: "E’ ora che l’Africa si liberi e risplenda". E perché questo possa accadere, il continente ‘nero’ ha bisogno dei suoi figli, tutti. Cheikh ne è convinto. "Il paese in cui sei nato è come una madre – dice – ci ha dato la vita e ora merita che anche noi l’aiutiamo e diamo il nostro contributo per farla rialzare".

(6 novembre 2007)

A.V.

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