L’incontro sabato 14 luglio all’Idroscalo in un caldo torrido. Botta e risposta su regolarizzazioni e rimesse
MILANO – Una giornata di festa, in una delle mete milanesi preferite dai latinoamericani durante la stagione estiva. Un’occasione per molti ecuadoriani provenienti dalle città del Nord Italia (Milano ma anche a Genova, Torino e Venezia) per salutare il neo presidente Rafael Correa Delgado nella bella cornice dell’Idroscalo.
Quella di sabato 14 luglio è stata in effetti una giornata particolare per la comunità ecuadoriana, che ha accolto con entusiasmo Correa, l’economista eletto con un plebiscito lo scorso novembre, approdato in Italia per incontrare i suoi connazionali dopo essere stato in Spagna. Sorridente e rilassato in occasione di questa visita informale voluta e organizzata dall’assessore provinciale alla cooperazione internazionale, il presidente non si dilunga nei convenevoli diplomatici e va subito al sodo: incontrare i suoi "hermanos" costretti ad emigrare.
Sotto un caldo torrido, fioccano le domande. La gente chiede al presidente misure concrete per chi è costretto a vivere all’estero, soprattutto per quanto riguarda le rimesse e l’efficienza dei consolati. Correa risponde prima di tutto indicando la soluzione futura nella creazione del "Banco del Migrante", una banca che offrirà tra l’altro crediti alle famiglie degli emigranti e microcrediti a chi torna e vuole aprire un’attività in patria. E già, perché l’obiettivo più importante per il presidente è che la fine della "tragedia nazionale" rappresentata dall’emigrazione di 3 dei 13 milioni di ecuadoriani.
Tra il pubblico fioccano poi le denunce di inefficienza e corruzione in vari consolati italiani, con tanto di esborsi necessari per velocizzare le attese. "Riprovevole" è la risposta di Correa che promette di impegnarsi con l’appoggio del governo Prodi ad agevolare le regolarizzazioni.
(16 luglio 2007)
AG