(ANSA) – PARIGI, 16 GEN – Sempre più giovani francesi di origini magrebine lasciano la Francia per trovare lavoro all’ estero. Giovani diplomati o laureati che si vedono chiudere in faccia le porte delle imprese solo per il loro colore della pelle, né bianco né nero. Per un nome e cognome che li identifica subito come dei "beur", che vuol dire "arabo" nel gergo diffuso nelle banlieue. Secondo le statistiche dell’ Osservatorio delle discriminazioni, il cognome può fare la differenza in un colloquio di lavoro. Un giovane di origini magrebine ha sei volte meno possibilità di essere scelto per un posto di quadro rispetto ad un francese "autentico" con la stessa qualifica. "Troppo spesso in Francia si deve fare i conti con la discriminazione. Non tutte le ferite della colonizzazione si sono cicatrizzate", riconosce il ministro delle pari opportunità Azouz Begag che si definisce lui stesso "il primo beur ad aver lasciato la Francia". Per Begag, di genitori algerini, "la circolazione dei talenti a lungo termine è positiva per la Francia, a condizione che ritornino. E l’esilio non è mai eterno". L’ esilio serve però per ritrovare fiducia in se stessi e costruirsi una nuova identità. "Sono convinto che per potercela fare nella vita bisogna andar via dalle banlieue", aggiunge. Ed infatti le periferie delle grandi città, dove si ammucchiano casermoni e la delinquenza è alta, si svuotano via via dei loro "cervelli". Finita l’ università, col diploma in tasca, i figli di immigrati della Tunisia, Marocco o Algeria, fanno le valigie e vanno a cercar fortuna all’ estero, in Inghilterra, Olanda, Germania o Canada. Come Hamid Senni, 31 anni, di origini marocchine, che è andato a Londra ad aprire una società di consulenza alle aziende e racconta la sua storia in un libro, "De la cité a la City", appena pubblicato per le edizioni L’Archipel. Con il suo master di economia e finanza, il massimo a cui era riuscito ad arrivare in Francia era un lavoro di commesso in un negozio. Ora ha creato la sua impresa con sede nella City, il tempio della finanza londinese. Come Hamid Senni sono in molti. Tra le testimonianze che ha raccolto il quotidiano Le Parisien c’é quella di Nadir. Oggi giornalista di ritorno in Francia, Nadir ha lasciato sette anni fa la sua città della Seine-Saint-Denis, nella banlieue parigina, per l’Australia. "E’ stato l’unico modo per sentirmi francese. L’arabo delle banlieue era sparito", dice. (ANSA).
(16 gennaio 2007)