Roma, 20 agosto 2025 – Drenchia (Udine), il comune più piccolo del Friuli Venezia Giulia, è diventato il simbolo dell’inverno demografico che colpisce l’intera regione. Qui l’ultima nascita risale al 2015, dieci anni fa: da allora nessun neonato è stato registrato all’anagrafe.
Il quadro tracciato dal quotidiano Il Piccolo è drammatico. Negli ultimi quarant’anni gli abitanti di Drenchia sono passati da 1.128 a soli 89. Non solo: il bambino nato dieci anni fa non vive più nel paese. Oggi i residenti più giovani hanno 14 anni, gli under 40 sono appena otto e oltre la metà della popolazione rientra nella fascia degli over 65.
Ma la situazione non riguarda solo questo piccolo comune di confine con la Slovenia. Nel 2024 sono stati nove i paesi della regione che non hanno registrato alcuna nascita. In alcuni casi il digiuno demografico dura da cinque anni, mentre altri centri hanno perso fino al 10% dei residenti.
Lo scenario allargato non è migliore: nei primi cinque mesi del 2025 in Friuli Venezia Giulia sono nate 2.563 persone, circa 300 in meno rispetto al 2024. Nello stesso periodo i decessi sono stati 6.239, più del doppio delle nascite. Già nel 2024 si era toccato il minimo storico con 6.885 nati, e il 2025 si preannuncia come il diciottesimo anno consecutivo di calo.
In questo contesto il ruolo dei migranti emerge come fattore determinante. Secondo i dati Istat, da gennaio a maggio 2025 il saldo migratorio è stato positivo per circa 3.300 residenti in più, contenendo la perdita complessiva a sole 424 persone. Senza gli arrivi dall’estero, il declino della popolazione in Fvg sarebbe ancora più rapido e drammatico.
Il caso di Drenchia rappresenta dunque non soltanto una storia locale, ma un campanello d’allarme per tutta l’Italia, dove i flussi migratori sono ormai l’unico argine concreto alla scomparsa di intere comunità.