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Il Vaticano: “Gli immigrati irregolari non sono criminali”

Mons. Marchetto: "I migranti contribuiscono al benessere del paese di accoglienza e anche in ragione della loro dignità umana, devono essere rispettati e vedersi garantite le loro libertà"

CITTA’ DEL VATICANO – Essere un immigrato clandestino non significa essere "un criminale". Anzi, i diritti di chi si trova in una "situazione irregolare" devono "essere salvaguardati e non ignorati o violati".

La posizione del Vaticano sullo status dei migranti è stata riaffermata su una ribalta internazionale dall’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, intervenuto al "Forum globale su Migrazione e Sviluppo", in corso a Bruxelles.

La soluzione prospettata dal capo delegazione della Santa Sede al problema delle migrazioni irregolari è quella "della migliore cooperazione internazionale, che scoraggi la clandestinità con aumento di canali legali per la migrazione".

"I migranti contribuiscono al benessere del paese di accoglienza – ha detto mons. Marchetto – e, anche in ragione della loro dignità umana, devono essere rispettati e vedersi garantite le loro libertà: il diritto ad una vita dignitosa, ad un equo trattamento sul luogo di lavoro, ad avere accesso all’istruzione, alla salute ed altri benefici sociali, a sviluppare la propria competenza, a crescere da un punto di vista umano, a manifestare liberamente la propria cultura e a mettere in pratica la loro religione".

Per il Vaticano, però, "diritti e doveri vanno di pari passo". Marchetto ha ribadito che "i migranti hanno il dovere di rispettare l’identità e le leggi del paese di residenza, di lottare per una giusta integrazione (non assimilazione) nella società di accoglienza ed apprenderne la lingua. Essi devono favorire la stima e il rispetto per il Paese ospitante, fino a giungere ad amarlo e difenderlo".

"Purtroppo – ha proseguito -, tra di loro, vi sono migranti in situazione irregolare, i quali, tuttavia, indipendentemente dal loro status legale, hanno una dignità umana inalienabile. Di conseguenza, i loro diritti devono essere salvaguardati e non ignorati o violati. Lo status di migrante irregolare, infatti, non significa criminalità". Ricordando anche che "le famiglie non devono essere disperse ed indebolite, lasciando i loro componenti in uno stato di vulnerabilità, in particolar modo le donne ed i bambini", mons. Marchetto ha concluso richiamando l’appello del Papa ai governi per la ratifica della Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie.

(11 luglio 2007)

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