Roma, 19 maggio 2026 – L’Unione europea entra nella fase conclusiva della riforma del sistema comune di asilo e migrazione. A sottolinearlo è stato il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, intervenuto a Rovigno, in Croazia, in occasione della riunione dei ministri dei Paesi Med9 dedicata ai temi della migrazione, della gestione delle frontiere, dei rimpatri e del contrasto al traffico di droga.
Secondo Brunner, l’Europa si trova davanti a un passaggio decisivo per costruire un sistema più efficace, capace di coniugare sicurezza, solidarietà e tutela dei diritti. La riforma, ha spiegato, punta a rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Unione e a introdurre un modello di gestione delle frontiere tra i più avanzati al mondo.
Uno degli obiettivi principali riguarda l’accelerazione delle procedure di asilo. Bruxelles intende rendere l’esame delle domande più rapido ed efficiente, garantendo protezione a chi ne ha realmente diritto e, allo stesso tempo, limitando gli abusi del sistema. Si tratta di un equilibrio delicato, al centro da anni del dibattito europeo, soprattutto per i Paesi mediterranei più esposti agli arrivi via mare.
Brunner ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi, intervenendo lungo le rotte migratorie prima che i flussi raggiungano le frontiere dell’Unione. L’obiettivo dichiarato è scoraggiare la migrazione irregolare e prevenire l’attività delle reti criminali che gestiscono il traffico di migranti.
Il commissario ha riconosciuto che tra gli Stati membri la fiducia sta crescendo, ma ha anche avvertito che il lavoro non è concluso. La riforma europea della migrazione resta infatti uno dei dossier più complessi dell’agenda comunitaria, perché tocca interessi nazionali, gestione dei confini, redistribuzione delle responsabilità e rapporti con i Paesi di origine e transito.
La riunione dei Med9 conferma il ruolo centrale dei Paesi del Sud Europa nel confronto sulle politiche migratorie. Per gli Stati mediterranei, la sfida non riguarda soltanto il controllo delle frontiere, ma anche la capacità dell’Unione di costruire strumenti comuni, stabili e condivisi per affrontare un fenomeno destinato a restare strutturale nei prossimi anni.


