(ANSA) – ROMA, 27 NOV – Donne nel Mediterraneo tra identità e integrazione. E’ il tema della ricerca organizzata dalla fondazione Farefuturo presentata oggi dal suo presidente Gianfranco Fini e dal segretario generale Adolfo Urso. Il lavoro consiste in un’inchiesta condotta con il metodo Cati su un campione di 1000 uomini e donne immigrati dai paesi del bacino del Mediterraneo rappresentativi delle rispettive comunità. I questionari puntano a scoprire la percezione della loro integrazione in Italia, cosa pensano della propria religione, della divisione dei ruoli tra uomo e donna nella coppia e nella società e delle differenze tra i loro paesi d’origine e la società dove vivono oggi. L’iniziativa punta a preparare il terreno in vista del 2008, anno europeo del dialogo interculturale. Secondo la fondazione finiana proprio il Mediterraneo è un luogo di confronto e di sviluppo per un modello di convivenza positivo per l’Europa. Lo studio, in particolare, intende analizzare il ruolo della donna come ‘agente di integrazione’ all’interno del contesto migratorio, in relazione al proprio nucleo familiare e alla comunità di appartenenza. "Con questa iniziativa – osserva Adolfo Urso – Farefuturo intende fornire alla classe dirigente del Paese gli strumenti per capire come realizzare una vera, concreta ed efficace politica di integrazione. La donna, per sua natura, porta con sé i problemi, i conflitti ma anche le opportunità. Capire quali siano le sue esigenze e come vive la dicotomia tra integrazione e identità significa anche poter sviluppare nel migliore dei modi un’azione politica efficace nel campo dell’educazione, della famiglia, del lavoro". "Il confine tra identità e integrazione – aggiunge Fini nel suo intervento – è variabile. Ovviamente il problema non è integrare i singoli quanto fare i conti con l’integrazione di identità collettive". Al riguardo, Fini lancia alcune provocazioni: "Uno delle questioni di fondo è la mancanza di secolarizzazione del mondo islamico. Da noi, sin dal 1789, l’autorità massima è lo Stato. Da loro, invece, spesso il cittadino riconosce l’autorità religiosa prima di quella delle istituzioni statuali. Anche sul concetto di nazione persistono grandi differenze tra l’occidente e il mondo musulmano. Insomma l’integrazione non può avvenire solo grazie all’adesione a principi formali ma anche a valori di fondo. Certamente – conclude Fini – in un momento in cui in politica si fa tanta propaganda questa iniziativa della Fondazione è utilissima all’approfondimento di temi centrali per la politica stessa". (ANSA).


