Stefania Delcane lavora "a tempo" da 4 anni per Prefettura e Questura. Ora tenterà il concorso del Viminale
MILANO – Lavori ogni giorno tra le pratiche dei cittadini stranieri. Sulla carta sei assunto da una società interinale, ma se sei lì a inserire dati o ricevere gente allo sportello è solo perché senza di te la Questura, la Prefettura o la Direzione Provinciale del Lavoro collasserebbe. E allora quando arriva la possibilità di un contratto un po’ più sicuro nella pubblica amministrazione, la cogli al volo.
Stefania Delcane, interinale alla Questura di Milano, è tra i tanti che proveranno ad aggiudicarsi uno dei 650 contratti triennali messi in palio dal Viminale per dare finalmente più stabilità (anche se a tempo determinato) a chi da anni smaltisce le pratiche dei cittadini stranieri.
Di esperienza ne ha tanta: sono 4 anni che, quasi senza soluzione di continuità, si occupa delle pratiche dei cittadini stranieri che vivono nel capoluogo lombardo per conto della pubblica amministrazione, con molte sicurezze in meno rispetto ai colleghi dipendenti. "Il mio primo contratto da interinale l’ho avuto nel 2003, ai tempi dell’ultima sanatoria, per dare una mano in prefettura a inserire nei terminali i dati di chi aveva prenotato domanda. Da quel momento, tra proroghe e rinnovi, non mi sono fermata praticamente mai, tranne che per sei mesi quando sono passata dalla Prefettura alla Questura" racconta a Stranieriinitalia.it.
Negli uffici della Questura di via Montebello Stefania è stata prima dietro le quinte a fare data entry, per poi passare allo sportello, dove se la vede quotidianamente con l’umore, difficilmente buono, di chi attende da mesi un permesso di soggiorno. Con lei altri 48 interinali, che lavorano accanto a poliziotti e impiegati civili.
"Siamo un gruppo piuttosto unito, lavoriamo insieme da tanti anni" dice. E infatti Stefania non è l’unica interinale a poter vantare una lunga esperienza sul campo, a Milano come nel resto d’Italia. "Praticamente siamo entrati quasi tutti con la sanatoria, e di rinnovo in rinnovo siamo arrivati fin a qui. Anche le domande per il concorso le compileremo tutti insieme, per non sbagliare".
Quel "rinnovo" in realtà non è mai stato scontato, e fino a oggi a ogni scadenza di contratto questi ragazzi non hanno mai avuto la certezza di poter tornare a lavorare, rimanendo col fiato sospeso fino a quando il governo, non potendo fare a meno di loro, ha deciso di aprire di nuovo la borsa degli interventi straordinari. Un logorio continuo, che in tasca frutta solo mille euro al mese. E le ferie? "Sono una tragedia. Praticamente riusciamo a ritagliarci per ogni periodo di lavoro cinque giorni, due dei quali li dobbiamo pure recuperare facendo più ore".
Eppure, se chiedi a Stefania chi te lo fa fare, trovi ragioni che vanno al di là del semplice bisogno di mantenersi. "Lavorare sull’immigrazione, con persone che arrivano da tutto il mondo e situazioni a volta anche difficili così diverse dalla tua è un’esperienza che ti serve per il resto della vita, non solo dal punto di vista professionale". Entusiasmo, quindi, merce rara nella Pubblica Amministrazione.
Ora c’è il concorso, che ha tanti pro, "se entri hai finalmente un po’ di tranquillità, senza l’incertezza dei continui rinnovi", ma anche qualche contro: "se non passi sei definitivamente fuori". Quest’ultima previsione non è scontata, siamo sicuri che 650 assunzioni basteranno a coprire la domanda di rinforzi che arriva dagli uffici che si occupano di immigrazione? Intanto, in bocca al lupo a Stefania e a tutti gli altri.
(13 settembre 2007)
Elvio Pasca


