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L’Italia e il “modello Albania”: la dura bocciatura dei vescovi nel nuovo Rapporto Migrantes

Roma, 10 dicembre 2025 – Il nuovo Rapporto Migrantes, presentato dall’ente della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa dei fenomeni migratori, lancia un messaggio netto e scomodo: il cosiddetto modello Albania è una scelta che si colloca ai margini della democrazia e non va nella direzione dell’accoglienza. La Chiesa italiana, dunque, prende posizione su un tema che sta ridefinendo le politiche migratorie europee, inserendo questa esperienza nel più ampio processo di esternalizzazione dei confini.

Secondo il dossier, il progetto rappresenta un vero e proprio laboratorio di controllo extraterritoriale, dove l’opacità sistemica – alimentata dall’esclusione di società civile e media – diventa strumento di governo. L’inefficacia dal punto di vista dei rimpatri non riduce però la sua efficacia politica e disciplinare, trasformando la gestione dei corpi migranti in un’esibizione di sovranità. Per questo, spiegano i vescovi, il “modello Albania” non è un’eccezione isolata, ma un banco di prova per capire quanto i principi democratici e giuridici dell’Unione possano reggere a fronte di simili sperimentazioni.

Il rapporto accende inoltre i riflettori sullo stato dell’accoglienza in Italia. Il sistema nazionale appare appesantito da lungaggini amministrative, vaporizzazione del diritto, zone di non essere e vere e proprie file della vergogna, segnali di un modello che fatica a garantire diritti anche costituzionalmente protetti. Nel confronto europeo, l’Italia risulta fanalino di coda nell’accoglienza dei rifugiati, collocandosi dietro Germania, Polonia, Francia, Regno Unito e Spagna, e superata – in proporzione alla popolazione – anche da Svezia, Grecia e Bulgaria.

Il dossier dedica un focus anche agli Stati Uniti, dove almeno dodici ordini esecutivi dell’amministrazione Trump avrebbero generato un clima di paura e sfiducia, al punto che l’American Immigration Council parla di una fine del sistema d’asilo. Un quadro più volte stigmatizzato da Papa Leone, e che invita a osservare il contesto internazionale con maggiore lucidità.

Infine, il rapporto evidenzia un dato significativo legato alla guerra in Ucraina: la percentuale di rifugiati che immagina un ritorno in patria è scesa rapidamente dal 77% al 62%, segnale di un’insicurezza crescente e della percezione di un conflitto destinato a durare.

Nel complesso, il Rapporto Migrantes mette in guardia da una deriva che rischia di normalizzare pratiche emergenziali e compressioni dei diritti. Il modello Albania diventa così lo specchio di un’Europa che si interroga sulla propria identità, chiamata a decidere se la gestione delle migrazioni debba fondarsi sul controllo o sulla tutela della dignità umana.

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