Roma, 9 settembre 2025 – Ancora morti a Lampedusa. L’isola delle Pelagie torna a essere teatro di una tragedia: due ragazzi sono stati trovati senza vita su un barchino di otto metri, in condizioni precarie, con a bordo altre 44 persone soccorse nella notte da una motovedetta della Guardia di Finanza.
Secondo le prime ricostruzioni, la causa più probabile del decesso sarebbe una intossicazione da idrocarburi, fenomeno purtroppo noto ai medici del poliambulatorio di Lampedusa, dove altri tre migranti, in gravi condizioni, sono stati ricoverati d’urgenza. I sanitari parlano da tempo di una reazione tossica legata alla metaemoglobina, trattabile solo con blu di metilene. Restano però aperti gli interrogativi: a causare il mix letale sono i carburanti, le vernici delle imbarcazioni o la combinazione con l’acqua di mare?
Emergenza senza fine
Il flusso migratorio verso l’isola non si arresta. Nella sola giornata di ieri, tra sbarchi autonomi e soccorsi in mare, sono arrivati oltre mille migranti, tra cui donne incinte e neonati. Una ventina di giorni fa, dopo la strage del 13 agosto con 23 vittime accertate e decine di dispersi, la nave ong Nadir aveva soccorso un altro barchino sovraccarico: a bordo furono ritrovati i corpi di tre sorelle di 9, 11 e 17 anni, un dramma che aveva scosso l’opinione pubblica.
Spari dalla Libia
Alla tragedia si aggiunge la crescente violenza in mare. Non solo le navi ong come la Ocean Viking sono state minacciate e attaccate da unità libiche, ma ora – denunciano i superstiti – anche i piccoli barchini vengono presi di mira. Un gruppo di 14 adulti soccorsi al largo di Lampedusa ha raccontato che, appena partiti da Zuahara, il loro mezzo è stato inseguito da un motoscafo armato: colpi di arma da fuoco sarebbero stati esplosi contro di loro, mentre a bordo viaggiavano anche bambini e adolescenti.
Un’isola sotto assedio umanitario
Nel silenzio imposto da un blackout informativo, Lampedusa si trova ancora una volta a gestire arrivi record e a fare i conti con il peso di una crisi umanitaria che sembra non avere soluzione. Ogni sbarco porta con sé non solo storie di speranza, ma anche nuove bare sul molo Favaloro, simbolo di un mare che continua a restituire vittime innocenti.


