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Migrazione, intesa al Consiglio d’Europa: focus su confini, rimpatri e diritti umani

Roma, 15 maggio 2026 – I 46 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno adottato a Chisinau una dichiarazione politica sulla migrazione, con un focus sul controllo dei confini, sui rimpatri e sull’applicazione della Convenzione europea dei diritti umani ai casi che riguardano cittadini stranieri. La dichiarazione riconosce il diritto sovrano degli Stati a controllare l’ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri, ma conferma anche l’impegno a rispettare la Convenzione e le sentenze della Corte europea dei diritti umani.

Nel testo si afferma che gli Stati, compresi quelli esposti ad arrivi di massa, devono poter adottare nuovi approcci per affrontare e scoraggiare la migrazione irregolare. Tra gli strumenti citati figurano l’esame delle domande di protezione internazionale in un Paese terzo, i centri di rimpatrio in Paesi terzi e la cooperazione con i Paesi di transito.

La dichiarazione nasce da un’iniziativa lanciata nel maggio 2025 da Italia e Danimarca, alla quale hanno aderito anche Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. L’iniziativa era stata avviata con una lettera aperta in cui venivano espresse riserve sul modo in cui la Corte europea dei diritti umani giudica alcuni casi riguardanti i migranti.

Il documento prende atto delle sfide complesse che diversi Stati membri del Consiglio d’Europa stanno affrontando in materia migratoria. Secondo la dichiarazione, se tali sfide non vengono gestite in modo adeguato, possono incidere sulla fiducia dei cittadini nel sistema fondato sulla Convenzione europea dei diritti umani.

Allo stesso tempo, i 46 Stati ribadiscono il sostegno all’indipendenza della Corte europea dei diritti umani e l’impegno a conformarsi alle sue decisioni. Il testo dedica particolare attenzione a due articoli della Convenzione: l’articolo 3, che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, e l’articolo 8, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

L’intesa rappresenta dunque un tentativo di equilibrio tra due esigenze: da un lato il rafforzamento degli strumenti di controllo migratorio e di rimpatrio, dall’altro il mantenimento delle garanzie fondamentali previste dal sistema europeo dei diritti umani. Un equilibrio che resta politicamente delicato, soprattutto in un momento in cui molti governi europei chiedono maggiore flessibilità nella gestione dei flussi migratori e nella cooperazione con Paesi terzi.

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