Roma, 17 aprile 2026 – Un sistema illecito ben strutturato, capace di muovere milioni di euro e di sfruttare centinaia di lavoratori stranieri, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Brescia al termine di un’indagine complessa avviata insieme all’Ispettorato del lavoro. Tre persone, tutte di origine indiana, sono finite agli arresti domiciliari con accuse pesanti: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, caporalato e frodi fiscali.
L’inchiesta ha fatto emergere un’organizzazione criminale transnazionale attiva per anni, tra il 2018 e il 2024, che avrebbe consentito l’ingresso irregolare in Italia di oltre 1.300 cittadini stranieri. Il meccanismo si basava su una rete di società, alcune con sede in Italia e una in India, utilizzate per produrre documentazione falsa utile ad aggirare le regole del cosiddetto “decreto flussi”. Venivano infatti simulate offerte di lavoro e disponibilità di alloggi per ottenere permessi di soggiorno che, nella realtà, nascondevano situazioni completamente diverse.
Il sistema prevedeva anche un vero e proprio tariffario. Secondo gli investigatori, ai migranti venivano richiesti circa 13.800 euro per ottenere un permesso stagionale e ulteriori 7.200 euro per convertirlo in un contratto di lavoro a termine. In alcuni casi, per ottenere i pagamenti sarebbero state utilizzate anche forme di intimidazione.
Una volta arrivati in Italia, molti lavoratori venivano impiegati in condizioni di sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo tra le province di Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi. Le indagini hanno documentato salari inferiori a quelli previsti dai contratti, violazioni sistematiche degli orari di lavoro e delle norme di sicurezza, oltre a periodi prolungati senza riposo.
Parallelamente, è emerso anche un articolato sistema di frodi fiscali. Attraverso contratti di “pseudo-appalto” e fatture per operazioni inesistenti, l’organizzazione avrebbe generato un giro illecito di oltre 18 milioni di euro, con un’evasione dell’Iva stimata superiore ai 3 milioni.
Il giudice ha disposto il sequestro di tre società e beni per oltre 19,2 milioni di euro, ritenuti profitto delle attività illegali. Nell’inchiesta risultano inoltre coinvolti i rappresentanti legali di dodici aziende agricole, denunciati per aver utilizzato manodopera fornita dall’organizzazione in modo illecito.
L’operazione rappresenta uno dei casi più rilevanti degli ultimi anni nel contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori stranieri, mettendo in luce un sistema che, dietro la facciata della legalità, alimentava un mercato parallelo fatto di irregolarità, ricatti e diritti negati.


