Protesta al Csa di Milano, dove vengono digitalizzate le domande. Slc-Cgil: "I problemi vanno risolti dall’azienda, non possono essere scaricati sui lavoratori" MILANO – "Accettata al Csa". È la risposta che gela chi ha già sborsato 70 euro all’ufficio postale per rinnovare il permesso e vuole sapere a che punto è la sua domanda. Vuol dire che la pratica è ferma al Centro Servizi di Poste Italiane, la prima tappa del suo lungo percorso, e non è stata ancora inoltrata alla Questura.
Forte allora la tentazione di immaginare il Csa come un luogo pieno di fannulloni, dove le domande prendono polvere, abbandonate da chi dovrebbe digitalizzarle. Ma i duecento lavoratori del Csa di Milano non ci stanno: "Altro che fannulloni, qui ci stiamo facendo in quattro per il rinnovo dei permessi. Se il servizio è inefficiente, è colpa dell’azienda".
"In questo Centro confluiscono più di tremila domande al giorno, tutte quelle presentate nel Nord Italia, e da un po’ di tempo ne arrivano anche dal Centro. Una situazione molto pesante e per affrontarla si stanno facendo doppi turni, la notte, il sabato e la domenica. A tutti è chiaro che i ritardi pesano sulla vita di migliaia di cittadini stranieri" spiega a Stranieriinitalia.it Silvano Campioni, coordinatore regionale del sindacato dei lavoratori postali Slc – Cgil.
Del resto, semplificando al massimo, dalla riuscita del nuovo sistema dipende anche il futuro di queste duecento persone. "Un anno fa Poste ci informò che il Csa di Milano non avrebbe più lavorato bollettini e assegni, – racconta Campioni – ma i posti di lavoro sarebbero stati salvati proprio grazie a questa nuova commessa dei permessi di soggiorno. È quindi nell’interesse di tutti offrire un servizio efficiente, mettere in discussione la convenzione con il Viminale vuol dire anche rimettere in ballo la sicurezza di chi oggi lavora le domande".
Al Csa ce la stanno mettendo tutta, ma allora cosa c’è che non va? "Una grossa percentuale di domande deve essere rilavorata perché non sono conformi alle griglie del software che si usa per digitalizzare, ci sono difficoltà con la classificazione e anche nel dialogare con il sistema informatico delle Questure. Crediamo che Poste abbia sottovalutato le difficoltà legate al rinnovo dei permessi, ci sono problemi che vanno risolti". Intanto però, denuncia Campioni, "l’azienda rimane zitta, non apre un tavolo di confronto e con questo comportamento fa scaricare la colpa delle inefficienze sui lavoratori".
Insomma, Poste Italiane batta un colpo. Sono passati tre mesi da quando è partito il nuovo sistema dei rinnovi: abbastanza per un primo, provvisorio, bilancio. Quante domande sono state presentate finora? Quante si sono trasformate in un permesso? Qual’ è il tempo medio di lavorazione? Se c’è un problema bisogna ammetterlo e studiarlo, altrimenti sarà impossibile risolverlo.
(2 marzo 2007)
Elvio Pasca


