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Proposte. Il ministro Bonino: “No ai ghetti, sì all’integrazione”

"Possono diventare un’opportunità per loro e per noi a condizione che le leggi siano uguali per tutti e che a più diritti corrispondano altrettanti doveri"

MILANO – No ai ghetti, no alle zone franche in nome del buonismo e del rispetto delle culture e delle tradizioni, no all’ equazione secondo la quale il mancato rispetto dei diritti degli immigrati va di pari passo con la tendenza a non esigere il rispetto dei doveri.

Ha pronunciato tre ‘no’ il ministro Emma Bonino, ieri sera alla libreria Multicenter Mondadori a Milano per presentare il libro ‘Il futuro dell’immigrazione’, scritto a quattro mani da Otto Bitjoka (imprenditore originario del Camerun, impegnato a favore delle comunità straniere) e dalla giornalista Marina Gersony.

"Gli immigrati costituiscono una ricchezza – ha spiegato il ministro – a condizione che venga attuata una politica di integrazione (che da sola non basta a risolvere tutti i problemi) traendo lo spunto e correggendo gli errori compiuti in altri Paesi. Le leggi all’esame del Parlamento (cittadinanza e immigrazione) sono una buona base di partenza.

I tre milioni di immigrati che già ci sono, rappresentano il 6,5% del Pil, il 10% della nostra forza lavoro. Non possiamo chiudere le porte: di loro abbiamo bisogno. Possono diventare un’opportunità per loro e per noi a condizione che le leggi siano uguali per tutti e che a più diritti corrispondano altrettanti doveri. Il ‘meno diritti e meno doveri’ non fa bene ne a loro ne al Sistema Paese. Mi auguro che il dibattito parlamentare, al di là dei dettagli, accetti l’impianto complessivo delle nuove norme".

Norme, ha aggiunto il ministro, "che devono essere sostenibili, praticabili e applicate. Al posto degli imprenditori abbiamo visto fare le fila agli uffici postali migliaia di lavoratori stranieri che non dovevano essere lì, ma nei loro Paesi. Stranieri clandestini che sono dovuti poi tornare per mettere il timbro al consolato italiano e di nuovo venire in Italia. E che poteva fare la polizia? Arrestarli tutti? Arrestare gli imprenditori che erano rimasti a casa? Se noi stessi non applichiamo la legge, possiamo poi pretendere che la rispettino gli immigrati?".

(9 maggio 2007)

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