I dati del rapporto del Comitato per il controllo del razzismo e della xenofobia del Consiglio d’Europa
ROMA – Lo sport dovrebbe accomunare uomini di qualsiasi razza e religione. Ma non sempre è così. Anzi. Le denunce in Italia del giudice sportivo per episodi di razzismo o di grave intolleranza solo nel calcio sono state 120 in due anni.
E’ quanto emerge dal rapporto del Comitato per il controllo del razzismo e della xenofobia del Consiglio d’Europa (Ecri) discusso a Roma in occasione di un convegno.
Ad essere aumentata è l’islamofobia soprattutto dopo gli attacchi dell’11 settembre: la comunità musulmana – rileva in sintesi il rapporto – è stata assimilata ai terroristi, mentre negli extracomunitari si identificano le cause della criminalità. Gli episodi di intolleranza nel mondo dello sport ne sono una preoccupante conferma. "Non si possono neppure colpevolizzare i ragazzi. Il fatto è che nelle scuole dello sport manca un educazione alla diversita", afferma il prof. Mauro Valeri, sociologo dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.
"Purtroppo, al primo episodio violento di cui non è palesemente identificato l’autore, i primi sospetti cadono subito sull’extracomunitario", sottolinea Jan Kleijssen, direttore generale dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa, citando la ben nota strage di Erba di qualche mese fa. "Il tunisino che perdette il figlioletto, la moglie e la suocera, anziché essere sostenuto nel dolore fu subito accusato del massacro".
Storie e dati preoccupanti emersi nel corso della tavola rotonda – si legge in una nota del Consiglio D’Europa – si sono tradotti in una sollecitazione di Claudio Azzolini (Ppe), membro della delegazione parlamentare italiana a Strasburgo, affinché suggerisca un dibattito sul razzismo alla Camera dei Deputati.
Mentre Mauro Palma, presidente del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, ha auspicato che il rapporto dell’ECRI non rimanga sulla carta a scandalizzare i pochi che lo leggono, ma diventi strumento di sollecitazione al governo, agli educatori e alle famiglie perché ognuno nel proprio ruolo cerchi di limitare i danni dilaganti.
Comitato composto da membri assolutamente indipendenti, cioé che non sono nominati dai governi, l’Ecri ha il compito di monitorare la situazione sociale per aiutare chi è vittima di intolleranza o discriminazione.
(7 maggio 2007)


