Roma, 12 novembre 2025-Un nuovo caso di sfruttamento del lavoro migrante è emerso nel Messinese, dove le indagini della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto hanno portato a quattro arresti domiciliari e dieci indagati complessivamente, tra cui imprenditori e responsabili di un patronato.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero sfruttato lo stato di necessità di un gruppo di migranti irregolari, impiegandoli in aziende florovivaistiche con turni di dieci ore al giorno per appena 5 euro l’ora, senza riposi e in condizioni igieniche e di sicurezza inadeguate.
Le indagini, condotte dai carabinieri di Terme Vigliatore, hanno rivelato un meccanismo illegale basato su false assunzioni nell’ambito del decreto flussi, che avrebbe consentito l’arrivo in Italia di circa dieci cittadini tunisini. Questi ultimi, una volta giunti nel Paese, sarebbero stati costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento.
A coordinare l’operazione, secondo la Procura, sarebbe stato un cittadino marocchino di 48 anni, che in cambio di denaro organizzava l’ingresso irregolare dei lavoratori, avvalendosi della complicità di un patronato e di un centro servizi affiliato. Tali enti avrebbero, dietro compenso, predisposto pratiche false pur essendo consapevoli dell’irregolarità della documentazione.
Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre alla violazione delle norme sull’immigrazione clandestina.
Durante le perquisizioni, i carabinieri hanno sequestrato documenti e notificato due informazioni di garanzia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il caso evidenzia ancora una volta come, dietro la facciata dei flussi regolari di ingresso, possano celarsi reti di sfruttamento organizzato, che approfittano della vulnerabilità dei migranti in stato di bisogno e ne violano i diritti fondamentali sul lavoro.


