Sarà la versione europea della green card americana. L’Ue individuerà quattro categorie di lavoratori da privilegiare sia per l’ingresso sia per l’integrazione BRUXELLES – L’Europa invecchia, i figli del baby-boom vanno in pensione e si rischia il tracollo di competitività: per questo l’Ue vuole svoltare sulla politica di immigrazione e punta i ‘cervelli’ dei paesi in via di sviluppo per non farseli scippare da Usa e Canada: per attrarli è pronta la ‘blue card’, versione europea della celebre green card americana.
"Ancora non è troppo tardi", hanno fatto notare ieri a Bruxelles alcuni alti funzionari della Commissione, anticipando le prossime mosse del vicepresidente Franco Frattini, commissario a Giustizia, Libertà e Sicurezza. "Dal 2010 – hanno spiegato – andranno in pensione i figli del baby-boom, se vogliamo che la nostra economia resti in piedi dobbiamo integrare l’emigrazione". Per farlo, la strada è già stata tracciata al recente vertice Ua-Ue di Tripoli e un segnale è stato l’ ‘ufficio di collocamento’ che simbolicamente Bruxelles ha voluto aprire nel Mali per un primo esperimento di informazione e smistamento sul mercato del lavoro europeo.
Adesso si deve passare alla velocità superiore: per maggio la Commissione avrà pronto un nuovo pacchetto di proposte su immigrazione legale e clandestina, a settembre potrebbe essere già tutto approvato. "Non c’é alcun problema di base legale – hanno spiegato i funzionari – anche la Germania, che era un paese che si opponeva alla competenza di Bruxelles, è d’accordo".
Dal punto di vista della gestione dell’immigrazione legale, la novità più importante sulla quale stanno lavorando in Commissione è l’individuazione di quattro categorie di lavoratori da privilegiare sia per l’ingresso sia per l’integrazione nell’Ue: la prima è quella dei professionisti "altamente qualificati", che avranno diritto alla progettata ‘blue card’ per primi. Seguiranno, nel 2008, i lavoratori stagionali e gli stagisti remunerati, e nel 2009 i lavoratori distaccati all’estero. L’ambizione della Commissione è di correggere la tendenza che oggi fa preferire ai "cervelli" dei paesi in via di sviluppo le offerte più allettanti di Stati Uniti e Canada. "Per farlo – hanno spiegato in Commissione – dobbiamo prevedere un documento unico, soggiorno e diritto di lavoro, e la libertà di circolazione negli stati membri così da non trovarsi bloccati in un paese dove la propria opera non è richiesta ma muoversi immediatamente verso i possibili datori di lavoro. Ma non basta: per incoraggiare i ‘cervelli’ servono misure di accompagnamento, prima fra tutti l’ingresso immediato dei familiari". La Commissione sottolinea che, anche con la blue Card, resta valido il principio della preferenza ai cittadini comunitari.
Per scongiurare il rischio di impoverire ulteriormente i paesi poveri, strappando loro anche le rare risorse umane qualificate, si è pensato a dinamiche come ‘l’immigrazione circolare (lavoratori che vanno e vengono fra l’Ue e il loro paese di origine secondo le necessità) e all’esclusione dall’incentivo blue card di regioni e professioni particolari (ad esempio i medici di alcune zone africane particolarmente in difficoltà).
La Commissione, però, pensa anche ai 500.000 clandestini che ogni anno continuano ad arrivare sul proprio suolo. "Ancora troppi – ammettono i funzionari – ma con Frontex (l’agenzia con base a Varsavia creata per lottare contro gli arrivi irregolari alle frontiere) e con le ‘squadre di intervento rapido’ le cose dovrebbero andare meglio". Intanto, nel pacchetto 2007 è pronta una misura drastica contro i datori di lavoro che impiegano manodopera clandestina. "Pensiamo – aggiungono – a provvedimenti come il rimborso della differenza fra il salario minimo legale e quello elargito in nero al lavoratore clandestino e il versamento dei contributi se l’immigrato sarà regolarizzato. In caso contrario, sarà il datore di lavoro a pagare anche le spese per il rimpatrio".
(14 febbraio 2007)


