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Renzi e Juncker: “Sull’immigrazione l’Italia fa la sua parte, altri Paesi Ue no”

Il premier: “Devono capire che questa è una sfida di tutta l’Europa”. Il presidente della Commissione Europea: “Dall’Italia condotta esemplare, altri esitano. Avanti con la redistribuzione dei profughi”

 

Roma – 26 febbraio 2016 – “Non possiamo immaginare la solidarietà monodirezionale, o si è solidali sempre non lo si è mai”. 

Matteo Renzi torna a chiedere che tutti in Europa facciano la loro parte nella gestione dell’emergenza profughi, a termine del suo incontro a Palazzo Chigi con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.

“Noi abbiamo fatto la nostra parte sugli hotspot, ma altri non l’hanno fatto su ricollocamenti e rimpatri. Auspico – ha aggiunto il premier italiano – che nei prossimi incontri vi sia una forte iniziativa europea e che Juncker possa vincere la sfida anche con altri capi di governo che non hanno la stessa sensibilità”. 

“Tutti devono capire – ha sottolineato ancora Renzi – che questa sfida non riguarda un singolo Paese ma tutti noi. Ci siamo tutti emozionati quando abbiamo visto l’immagine di Aylan [il bambino Turco annegato nell’Egeo ndr], perché aveva un nome e una storia raccontataci da suo padre, ma Aylan non è il solo bambino che è morto, tanti altri bambini sono morti e continuano a morire”. 

All’Ue l’Italia chiede quindi di “fare di più di quanto ha fatto finora” e “più attenzioni alle questioni umane che sono le più importanti per noi e per il futuro dell’Europa”. 

Jean Claude Juncker ha intanto riconosciuto l’impegno del nostro Paese. “Dall’ Italia condotta esemplare, altri esitano”, ha confermato il presidente della Commissione Europea. “L’Italia è un modello sui migranti. Se tutti i paesi Ue avessero lo stesso comportamento, i problemi sarebbero meno gravi. Sulla redistribuzione dei profughi non mollo. Vanno applicate le misure decise”

“Roma e l’Italia – ha aggiunto Juncker- non sono luoghi neutri, ma luoghi che ci offrono ambizioni che ci portano lontano. L’Italia è un grande paese. Quando si dice Roma si dice Europa, e quando si dice Europa si dice Roma”.

 

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